Riccardo, il night manager al quadrato

Intercetto Riccardo nel tripforum Australia e la sua effergenza mi colpì immediatamente. Afferma di essere rientrato nel forum dopo molti mesi e che ora era disposto a dare consigli a chi alle prime armi perché ora non aveva più il pensiero di come restare in Oz. Ma lasciamo che sia a lui a spiegare chi è e come sia arrivato alla residenza permanente.

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.
Mi chiamo Riccardo, ho 32 anni e vengo dalla provincia di Milano. Mi sono laureato nel 2004 in Relazioni pubbliche e pubblicità allo IULM di Milano e ho poi conseguito un master in Economia ed Eventi alla Bocconi. Durante l’ università mi sono diplomato come personal trainer presso l’agenzia americana Issa. Grande appassionato di calcio giocato, ping pong, outdoor, viaggi, fotografia, Risiko, ma soprattutto musica e film.

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?
Dopo il master alla Bocconi e l’entrata nel mondo del lavoro, quello dell’ufficio per intenderci, ho capito che non era la mia strada.
Sin da piccolo la sirena Australia ha sempre chiamato forte. Ma potrebbe essere stato Canada o Nuova Zelanda. Ovunque ci fosse un numero limitato di abitanti e degli spazi aperti.
Uno dei motivi principali per cui ho deciso di lasciare l’Italia è stato quello di veder i miei coetanei completamente senza voglia di combattere a parte le ovvie eccezioni.
Tutti sempre a cercare una scusa per l’Italia che non andava. Una volta la scusa aveva il nome di Berlusconi, un’altra volta aveva il nome della “Sinistra”, e così via.
Dall’altro punto di vista non avrei mai sopportato l’idea di dover vivere a casa dei miei genitori a lungo, come in molti in Italia purtroppo fanno… sarebbe stato un prolungare all’infinito il passaggio all’età adulta.
Ci si nasconde dietro il fatto che andare a vivere da soli costerebbe troppo e allora si resta a casa con mamma e papà senza però capire che questo rallenta tutto il processo. Non impari a fare da mangiare, a fare il bucato, pagare le bollette, prenderti cura dei problemi domestici etc.

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?
Perché mi affascinava sin da piccolo, insieme a Canada e Nuova Zelanda.
Perché terra remota.
Perché è sinonimo di spazi aperti e infiniti.
Perché l’inverno è mite (non sopporto il freddo), qui il Canada veniva tagliato fuori per il momento…
E poi forse perché inconsciamente è dall’altra parte del mondo.
Sarebbe stato avere un foglio completamente bianco su cui disegnare qualcosa di nuovo.
Una cosa che mi affascinava tantissimo era quella di poter fare un lungo viaggio on the road e vivere un po’ da nomade per qualche mese.
I mesi sono diventati un anno che ovviamente si è rivelato uno tra i più belli della mia vita.
La cosa incredibile è che venni a conoscenza del working holiday visa pochissimi giorni prima della partenza.
Questo pensiero oggi mi fa un po’ paura… sarei partito senza nessun visto e senza la minima idea del fatto se era possibile lavorare o meno.
Oggi mi informerei un po’ meglio.

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?
La prima risposta potrebbe essere: una fortuna incredibile.
Diventare cittadino australiano attraverso una permanent residency ottenuta grazie ad uno sponsor tramite un ostello suona un po’ uno scherzo.
Poi se ci penso bene e riguardo al modo in cui ho lavorato.
Alla fatica che ho fatto per rendere un ostello già molto valido in uno dei più belli e divertenti d’Australia forse la risposta cambierebbe.
L’offerta di lavoro mi arrivò quando ero disperso su un’isola in Thailandia a fare il divemaster.
Mi chiamarono perché era piaciuto come svolgevo il ruolo di night manager in ostello… due anni prima.
Si ricordavano di me perché avevo lavorato bene.
La grande fortuna è stata quella di amare alla follia il mio lavoro.
Nel senso di svegliarsi la mattina e fare colazione in fretta perché non vedi l’ora di essere al lavoro.
È una fortuna che auguro ad ogni essere umano.
Perché se fai quello che ami davvero poi ci riesci. Non ci sono altre spiegazioni.

5) Hai nuove idee per il futuro?
Il passaporto dovrebbe arrivare presto, e questo era uno degli obiettivi primari.
La voglia di espandersi nel business dei backpackers è molto forte e ci stiamo muovendo in quella direzione.
C’è ancora margine, ma è un peccato vedere come ancora troppi italiani cominciano il loro working holiday ad east (Melbourne, Sydney), poi quando arrivano qua a Fremantle si rammaricano di non esserci venuti molto prima.
Poi il bello dell’Australia è che ti fa frullare un sacco di idee in testa, con la differenza che qui le puoi realizzare, o quantomeno tentare, senza essere soffocato da una burocrazia statica.

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?
Diciamo che il modello di backpackers che ho tentato di portare avanti qui in Australia in Italia non potrebbe funzionare.
Tutto gira intorno al fatto di avere un 70% di clienti che restano in ostello per svariati mesi e che lavorino a tempo pieno qui a Fremantle.
Tutto sta nel creare una rete di relazioni con bar, ristoranti etc. che quando hanno bisogno di ragazzi ce lo fanno sapere.
Funziona qui perché c’è una grandissima flessibilità del lavoro.
Funziona perché a parità di impieghi le paghe sono molto più alte.
Funziona perché le tasse sul lavoro sono molto basse.
Funziona perché la disoccupazione è molto bassa.
In Italia dovrei snaturare completamente il concetto e non so se ne avrei voglia.
In Italia per prima cosa bisognerebbe rendere appetibile il paese ai giovani e giovanissimi stranieri, ma è tutto un altro discorso…

7) Cosa non ti piace dell’Oz?
Io dell’Australia sono innamorato, ma devo fare una premessa importantissima: se non vivessi a Fremantle, non vivrei permanentemente in Australia.
Quando decisi di andarmene dall’Italia mi ero dato alcune dritte:

1. Fare un lavoro che amo
2. Vivere a 5 minuti dal posto di lavoro
3. Vivere a 5 minuti dal mare
4. Vivere a 5 minuti dalla piscina/palestra
5. Vivere in un posto dove non c’è inverno e piove pochissimo
6. Vivere in un bel posto, un po’ alternativo
7. Un posto che offre comunque un minimo di arte, cinema e musica

Dopo un anno in giro per l’Australia alla ricerca, ho capito che Fremantle era il luogo che cercavo.
Questa città mi fa convivere con i grossi “meno” che l’Australia ha…
Prezzi e costo della vita in crescita quasi ridicola.
Costi delle case che se non sono “bolla immobiliare” poco ci manca.
E poi quella mancanza di basi, di cultura generale e particolare che per ovvie ragioni l’Australia non può avere.
Il fatto che sei davvero lontanissimo da molte mete.
Provate a vedere quanto ci vuole per raggiungere New York da Perth…
È ovvio che l’Eden non esiste, ma per quello che cercavo Fremantle (non l’Australia) si avvicinava molto.
Poi purtroppo ci sono altre cose che non amo di questo paese, ma sono molto più profonde e meriterebbero un più lungo dibattito.
Poi una cosa assurda è che pur guadagnando bene, non sarò mai in grado di comprarmi una casa a Fremantle (dove una casa costa più che a Miami, davvero!).
Penso che chi lavora in un posto deve essere in grado di permettersi una casa in quel posto stesso…

8) E cosa ti manca di più di casa?
Purtroppo quando ho deciso di partire sapevo che avrei dovuto convivere con la lontananza da mia nonna, la persona che mi ha tirato grande.
E sapendo che era già alla soglia dei novanta, e io vivendo a migliaia di chilometri lontano, non sarebbe mai più stato come prima.
Chiaro, manca la famiglia. Mancano gli amici. Quelli storici del liceo. Quelli che la vita ha scelto per te, quelli che sono più dei fratelli.
Manca il fatto di poter dire: “questo weekend vado ad Amsterdam o New York…” anche se poi non ci andavo mai.
Mancano terribilmente le materie prime in cucina, prosciutto crudo e bresaola su tutto!
Manca la cultura del mangiare seduti tutti insieme a tavola.
Manca il cielo dell’Italia alle 6-7 di sera, unico al mondo.
Mi mancano i vecchietti al bar il lunedi mattina che si ammazzano parlando di calcio.
Mi manca la passione che ci mettiamo in tutto quello che facciamo.
Mi mancano i dialetti.
Mi mancano i luoghi comuni.
Del genovese tirchio, del milanese bauscia, del meridionale fancazzista…
Perché è ovvio che sono stupidaggini, ma colorano e rendono tutto un po’ più caldo.
Dai, che domanda… Di casa manca tutto.

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?
Si.
Chiudetevi in casa per tre mesi.
Noleggiatevi 1000 dvd.
E guardatevi tutti i film possibili in lingua inglese con i sottotitoli in INGLESE (non in italiano!!!).
Traducete le canzoni che vi piacciono.
Leggete qualche magazine in inglese.
Imparate l’inglese. Siamo assolutamente scandalosi.
Non si può essere nel 2014 e non sapere una parola d’inglese.
Poi.
Consiglio numero due.
Fate il giro contrario.
Partite dalla West Coast. Lavorate un po’ per mettere via i soldi di base del trip.
Cercate poi di fare in fretta i tre mesi di farm, o qualunque altro lavoro che vi porti i giorni per il secondo working holiday visa.
Viaggiate. Fatevi un roadtrip epico in Australia. It’s once in a lifetime!
Ora un consiglio che mi prenderete per pazzo.
Chi più spende meno spende.
Chiaramente con la testa sulle spalle.
Non fatevi mancare nulla.
Mangiate bene, sano, frutta, verdura. Anche se costa molto di più delle solite scatolette di tonno e noodles.
Ogni soldo speso in cibo buono e sano è un soldo guadagnato.
Compratevi un mezzo, vi darà un’indipendenza totale.
Sarete pronti per accettare un lavoro ben pagato in un posto lontano.
Se ci sono due ostelli, andate nel più bello dei due, anche se costa molto di più, alla fine sarete voi che ci guadagnate.
Per i primi mesi state in ostello, non cercate casa in affitto.
In ostello imparate l’inglese, conoscete gente, è più facile trovare lavoro, imparate a convivere.
Poi.
Fatevi un’assicurazione di viaggio.
La medicare non basta!
Consiglio polizze tipo la worldnomads di Bupa.
Se comprate una macchina andate in banca e fate l’assicurazione, costa 20 dollari al mese ma vi salva il portafoglio in caso di incidente.
Se trovate un lavoro che non vi piace, dove non vi pagano bene, cambiate!
Se siete in un ostello sporco, cambiate!
Siete solo voi a decidere come sarà il vostro anno (e magari di più) in Australia.

Clelia, la perspicace architetta

Quest’oggi ho il piacere e anche l’onore di presentarvi Clelia, una persona che purtroppo non conosco personalmente ma da quel poco che ho potuto percepire è una figura di inesauribile energia, fonte di motivazione e ammirevole stima.  E come se non bastasse è una grande sognatrice e soprattutto viaggiatrice, nonché la mente che ha, permettetemi la battuta, “architettato” una fantastica iniziativa. Ma lascio a lei l’onore di parlarne. Grande Clelia!!

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.
33 anni, italiana, nata e cresciuta nella provincia di Treviso. Figlia d’arte, mi sono laureata in Architettura allo IUAV di Venezia sette anni fa, e da allora vivo a Sydney, in Australia.

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?
Ho sempre avuto una passione innata ed insaziabile per i viaggi, per esplorare nuove città, continenti e culture. Ho sempre saputo che la mia curiosità non mi avrebbe permesso di restare per sempre in Italia, e credo fermamente che viaggiare ed entrare in contatto con culture diverse dalla nostra, impararne la lingua ed assorbirne le tradizioni, ci renda persone migliori e più complete. Se poi applichiamo questi concetti al campo dell’architettura e al mio lavoro, la soluzione diventa quasi inevitabile!

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?
So che può sembrare un po’ naive, ma sono cresciuta guardando Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri e Georgie, quindi fin da bambina ho sempre visto l’Australia come un continente lontano e misterioso che un giorno mi sarebbe piaciuto esplorare. Il desiderio di migliorare il mio inglese per scopi lavorativi mi ha poi portata a scegliere Sydney come meta del mio viaggio post-laurea.
Non appena ho potuto sono saltata su un aereo, con le tasche mezze vuote, tanti sogni, speranze, e un Working Holiday Visa…non mi sembrava vero!
All’epoca l’Australia non era una meta molto comune….tante persone mi hanno chiesto “perché?” . Che dire. Non avevo un vero e proprio piano di attacco, ma alle volte seguire i propri sogni è tutto quello che serve. La mia riposta è sempre stata “perché no?“.

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?
Dopo solo poche settimane trascorse a Sydney era già amore! I risparmi sono finiti presto, ed ho dovuto fare di necessità virtù: mi son rimboccata le maniche ed ho iniziato a servire caffè di giorno e mandare centinaia di curriculum la notte…. era l’inizio del 2007, mi sono data 3 mesi per trovare il “dream job“, altrimenti si tornava a casa.

Affrontare colloqui di lavoro con un inglese stento e nessuna conoscenza delle metodologie costruttive locali non è stato facile, senza considerare il fatto che il Working Holiday Visa non era comunque ben visto dai datori di lavoro nemmeno all’epoca… Ma sbagliando s’impara, e dopo una decina di fallimenti brutali ho imparato a trasformare le mie debolezze in punti di forza, e Io speriamo che me la cavo alla fine ha portato i suoi frutti! Avevo un lavoro!

5) Hai nuove idee per il futuro?
Certamente! L’Australia è la ‘terra delle opportunità’ e sarebbe sciocco non approfittarne. Dopo aver lavorato per sei anni in uno studio di architettura ed interni locale ed aver finalmente ottenuto la cittadinanza Australiana, ho recentemente avviato una collaborazione personale con uno studio di architettura italiano che permetta ad entrambi di beneficiare delle risorse che i due paesi hanno da offrire e di sviluppare progetti in parallelo.

Inoltre, mi sto occupando del progetto AIA_Italia in collaborazione con un altro architetto italiano di Sydney. Architecture in Australia_Italia (aia-italia.com) è una piattaforma online dove gli architetti, studenti di architettura e designer italiani possono trovare informazioni, contatti e consigli su quello che è il mondo dell’architettura e la professione di architetto in Australia. E’ un progetto che sta crescendo rapidamente anche per merito dei nostri social media (Facebook facebook.com/architectureinaustralia e Twitter twitter.com/aia_italia ) e che vuole fornire un punto di riferimento e di scambio di idee ed esperienze per tutti coloro che stanno pianificando il proprio futuro Downunder.

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?
Probabilmente no. Amo l’Italia e la nostalgia e lontananza sono due realtà con cui devo convivere ogni giorno. Ma nonostante tutto lo vedrei come un passo indietro. Credo di avere ancora molto da imparare, e molto da viaggiare. Vedo l’Italia come una famiglia che sarà sempre pronta ad accogliermi quando il resto del mondo avrà finito di darmi tutto quello che ha ancora da dare.

7) Cosa non ti piace dell’Oz?
La lontananza e la mancanza di un passato. Sono i suoi punti deboli, ma allo stesso tempo le sue forze.

8) E cosa ti manca di più di casa?
La famiglia, senza ombra di dubbio. Le tradizioni. E ‘l’eccezione alla regola‘, che rende tutto un po’ più speciale!

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?
Non perdersi mai d’animo e non sottovalutare le difficoltà di inserimento. Partire preparati, con entusiasmo e determinazione. So che sembrerà un po’ scontato, ma ho visto tante persone arrivare e ripartire… o restare. E quello che fa la differenza tra un’esperienza positiva, che sia di un anno o di una vita, e un fallimento, è la forza di volontà e la capacità di adattamento. Never give up!

Where’s Up? – l’app che ti mancava!

Oggi desidero dar spazio al mio amico Andrea, fondatore di una simpatica app per dispositivi mobili sia iOS che Android.

Ma di cosa stiamo parlando, vi chiederete… lasciamoglielo spiegare direttamente da Andrea 😉

Non sapete cosa fare il fine settimana? Cercate un appuntamento particolare per qualche serata? Siete stanchi dei continui inviti agli eventi e delle notifiche su Facebook? Con Where’s Up tutti gli eventi, ora, sono a portata di mano!

Where’s Up è il nuovo social network interamente dedicato agli eventi, che permette di trovare migliaia di aperitivi, concerti, spettacoli, sagre, eventi culturali, enogastronomici, serate nei club e molto altro, e di crearne di nuovi gratuitamente. Ma non è finita qui: il progetto, presente in tutta Italia, presto comprenderà promozioni esclusive legate agli eventi, alle quali gli utenti potranno accedere guadagnando punti social!

Attualmente l’applicazione di Where’s Up, presente nel Google play e in AppStore, offre queste funzionalità:

– visualizzazione degli eventi su mappa e su lista

– ricerca degli eventi per luogo, data e categoria/parola chiave

– creazione degli eventi con tag personalizzati in base al tipo di categoria

– condivisione degli eventi sui social network

– importazione degli eventi da Facebook

– salvataggio degli eventi preferiti

Le nuove features, che presto andranno a completare il servizio:

– creazione di eventi promozionali

– raccolta punti social, utili per accedere alle promozioni

Potete scaricare Where’s Up gratuitamente da: https://play.google.com/store/apps/details?id=org.wheresup.main

o https://itunes.apple.com/it/app/wheres-up/id562221633?mt=8

 

 

https://wheresup.com

E non dite poi che non sapete cosa fare! “Where’s Up?” è la soluzione!!

Max il meccanico

Massimiliano l’ho intercettato per caso proprio qui nel blog. Ho letto un suo commento in risposta di un altro utente e dalle sue parole ho capito subito che era qualcuno che le cose le sapeva. E non sbagliavo. Difatti si trovava in attesa della risposta finale per la sponsorizzazione… che è finalmente arrivata! Complimenti Max!!

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.
Mi chiamo Massimiliano, vengo dallaprovincia di Asti, dove svolgevo l’attività in proprio come tecnico e rivenditore di attrezzature per l’arte bianca. Prima di svolgere questa attività ho fatto il meccanico per la preparazione di mcchine da corsa ed ho seguito il campinato mondiale Rally, che mi ha permesso di girare il mondo.

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?
Il totale congelamento del lavoro in Italia a causa della stretta finanziaria, il tentavito di continuare la mia professione altrove visto che mi ha sempre dato soddisfazione.

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?
Ero stato piu’ volte in Nuova Zelanda e mi ero innamorato del posto e della gente. Nel 1997 mi ero informato per trasferirmi ma non ebbi il coraggio anche perchè le cose funzionavano nel mio lavoro.

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?
Innanzi tutto spendendo ore ed ore di notte di giorno sulle yellow pages e su google alla ricerca delle aziende Oz che svolgono la mia stessa attività. Poi l’invio del CV in Inglese sapienetemente preparato dalla mia compagna, avvocato in contrattualistica internazionale. Dopo aver ricevuto le risposte abbiamo organizzato un incontro con tutti I manager (5) delle aziende e poi l’ardua decisione di partire.

5) Hai nuove idee per il futuro?
Si. Mi piacerebbe provare un iniziativa come cuoco a domicilio su ordinazione!! Un sogno nel cassette, abbinare la mia passione per la cucina ed il vino italiano, alla voglia di sapori italiani da parte degli australiani.

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?
Risposta estremamente difficile. Ho solo un motivo che mi porterebbe in Italia e sono i miei figli. La qualità della vita qui è troppo diversa e migliore per poterci rinunciare. Ovvio non e’ semplice cambiare posti ed abitudini dopo 40 anni, e l’Italia è sempre l’Italia con la sua storia, la sua architettura, la sua cultura, il suo cibo e mille altre cose…. Diciamo che il sogno sarebbe avere i miei figli qui con me, anzi con noi, e poi tornare una volta all’anno in Italia a visitare i parenti ed amici come turisti! Inoltre ho fatto questo lavoro di oggi qui in Oz, per 19 anni in Italia e sinceramente le differenze sono tante sotto molti punti di vista e trovo il sistema Australia più convincente di quello italiano.

7) Cosa non ti piace dell’Oz?
Un po’ troppo bacchettoni al volante… appena sbagli qualcosa si arrabbiano!! Ma e’ anche giusto. Non hanno una “cucina loro”.. non esiste il ristorante Australiano. Il costo del biglietto aereo per l’Italia…

8) E cosa ti manca di più di casa?
I miei figli!! Come l’aria!! I miei amici e i miei genitori. Mi manca quello che forse prima non apprezzavo: la bellezza di una citta’ come Torino, come Siena, come Roma… si forse la storia che si legge in ogni palazzo storico delle nostre città sia grandi che piccolo… questo è la mancanza piu grande di questo paese e putroppo, per la quale non si può fare niente.

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?
Consigli… se ci credi ci devi provare. Ma non alla rinfusa. Programmando ogni singolo passo. Un buon inglese non sufficiente ma buono almeno. Una professione in mano e possibilmente particolare (fabbro, falegname Idraulico….) qui di lauereati ce ne sono tantissimi e tutti alla ricerca del riconoscimento del loro titolo giustamente, ma di mani buone qui ne hanno bisogno!! Non partire con pochi sold per non andare sotto stress subito ma sopratutto avere tanta determinazione perchè i momenti di sconforto e solitudine arrivano eccome.. e se non sei più che convinto e determinato… l’aereoporto e’ dietro l’angolo..

Pier il chimico

Pier l’ho intercettato quasi per caso grazie ad un suo intervento in uno dei miei post, dimostrando fin da subito una certa competenza nel campo dello sponsorship visa. Incuriosito (uno dei pochi che nel mio sito non domanda ma risponde! 🙂 ) scambio un paio di email e scopro cose interessanti sul suo conto. Premetto che potreste aver già letto qualcosa a suo riguardo in altri blog (Pier è una celebrità!) ma bando alle ciance è tempo di leggere la sua avventura.

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.

Mi chiamo Pier, 46 anni compiuti e da quasi 6 anni vivo in Australia. Sono laureato in Chimica ed in Italia mi occupavo di analisi chimiche con la posizione di Lab Manager in una piccola Societa’ Ambientale.

 

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?

Nessuna fuga o ricerca di un qualcosa che non trovavo in Italia. Non ero alla ricerca di nessun futuro all’estero, anzi il mio obbiettivo era di lavorare il più possibile vicino a casa. Mi sono ritrovato a vivere all’estero per caso, senza averlo programmato.

 

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?

Ho un amico d’Università mezzo canguro, il quale aveva vissuto fino a 18 anni in Australia e da 10 anni era ritornato a vivere in down under. Sei anni or sono ero andato a trovarlo, per farmi 3 mesi di vacanza in Australia e tentare anche di migliorare il mio scarso inglese.

 

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?

Sarebbe piu’ corretto dire che l’occupazione aveva trovato me. Era successo che durante la vacanza in Australia, nella società dove lavorava il mio amico si era liberata una posizione per la mia professione, e lui mi chiese se ero interessato a ricoprirla. Dopo alcuni colloqui informali e alcune dimostrazioni delle mie skills su dei loro problemi tecnici, la società del mio amico (nonostante il mio pessimo inglese) decide di offrirmi la sponsorizzazione per il visto 457. Sul momento ero in dubbio di accettare l’offerta, poi per un serie di eventi accaduti durante la fine della mia breve permanenza in Australia, decido di formalizzare la volontà di accettare la proposta di lavoro. Finito il visto turistico ritorno in Italia per preparare i documenti necessari e dopo 4 mesi sono di nuovo in viaggio per l’Australia. Inizio l’iter per il visto e dopo alcuni mesi viene approvato (per mia fortuna non mi avevano richiesto il test d’inglese). Sul momento pensavo di farmi un paio di anni in Australia, giusto per migliorare l’inglese e  per accumulare un’esperienza lavorativa all’estero. Ero sempre comunque dell’idea di ritornare in Italia. Intanto era iniziata la crisi economica e vedendo l’aria che tirava, specie in Italia, chiesi alla mia società di poter applicare per il visto permanente sotto sponsorizzazione (giusto per non chiudermi la porta all’Australia). Riesco ad ottenere anche il visto permanente e dopo un’anno da residente permanente (e 3 da temporaneo) applico per la domanda per la cittadinanza Australiana (in modo da non avere più nessun vincolo con la mia società e con i visti). Il 6 Novembre del 2012, dopo la cerimonia di giuramento, sono divento “australiano” sulla carta.

 

5) Hai nuove idee per il futuro?

Per ora non ho dei veri progetti in ballo, solo alcune idee per la testa, che eventualmente, entro il prossimo anno, iniziero’ a concretizzare.

 

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?

3 anni fa la mia precedente azienda aveva chiesto se ero disposto a ritornare indietro. Per vari motivi alla fine non se n’era fatto nulla. Ora che ho il passaporto Australiano, potrei anche accettare una nuova occupazione in Italia, ma conoscendo il mercato del lavoro nel Bel Paese non credo si possa realizzare. Non mi dispiacerebbe provare in qualche nazione Europea, come Germania, Francia o UK.

 

7) Cosa non ti piace dell’Oz?

Essendo arrivato tardi in Oz, faccio ancora fatica ad adattarmi al loro stile di vita, ma sono piccole cose di poco conto e molto soggettive. Nel complesso e’ una buon paese, con non troppa burocrazia ed un sistema amministrativo snello ed efficiente. Di negativo sono i prezzi delle case, specie a Sydney, troppo alti rispetto al mio reddito.

 

8) E cosa ti manca di più di casa?

Mancano le serate con i miei amici di sempre, la cucina della mamma (qualche volta) ed alcuni paesaggi dei luoghi nativi, ma quando annualmente ritorno a casa non mi accorgo del tempo trascorso fuori dall’Italia.

 

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?

Consiglio di arrivare il prima possibile (possibilmente entro i 30 anni), con un progetto in testa e delle buone skills da poter spendere in Australia. Ovviamente è più che importante sapere o imparare bene il prima possibile l’inglese.

Alla fine una storia leggermente diversa da altre.

Alcuni parenti ed amici trovano strano il mio non particolare entusiasmo nel raccontare la mia vita in Oz, in quanto dicono che leggendo i giornali , sono in molti quelli che farebbero carte false pur di poter venir a vivere qui, ed io senza volerlo mi sono ritrovato dall’altra parte del mondo. Spesso mi chiedo se ho fatto la cosa giusta o un’altra delle mie caz….

Marco l’imprenditore

Non bisogna per forza essere dei ragazzini per riuscire a trovare un lavoro in Australia e Marco ne è un bellissimo esempio: a quarant’anni ha deciso di lasciare l’Italia portandosi dietro la famiglia. Anche in questo caso le motivazioni e la determinazione hanno portato Marco a riscoprirsi imprenditore e a trovare il tempo di fare del sano surf 🙂 È anche autore del sito web trasferirsiaustralia.com.

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.

Ho lavorato nel settore IT dal 1985, inizialmente importando componenti ed assemblando PC compatibili per poi passare alla gestione di network ed allo sviluppo software per web ed ecommerce ed alla consulenza su sicurezza di network e intranet.

 

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?

Chi legge il tuo blog avrà già probabilmente preso questa decisione 🙂 Personalmente è stata la necessità di trovare un paese con più opportunità per mia figlia, che all’epoca della decisione aveva 5 anni. Da parte mia comunque ne avevo le scatole piene dell’Italia, dell’inefficienza, del menefreghismo, del “furbismo” ed in generale dell’italico sistema per cui le regole valgono solo per gli altri.

 

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?

Perchè a quarant’anni imparare un’altra lingua sarebbe stato difficile (l’inglese un po’ lo masticavo, soprattutto letto e scritto per via del background informatico), perchè l’economia è forte, il costo della vita basso, il clima buono, la sanità pubblica eccellente così come le scuole. Le alternative potevano essere il Canada (ma il clima fa schifo…) o la California, ma in questo caso senza un pacco di quattrini per vivere in una delle comunità “buone”, la sicurezza avrebbe lasciato molto a desiderare, per non parlare di scuola pubblica e sanità. E’ stata una scelta razionale, insomma, calcolata.

 

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?

Nessuno. Mi sono inventato una nuova occupazione, aprire una piccola attività imprenditoriale qui è facile e ci sono ottime possibilità di sviluppo. Io mi sono messo ad importare caffè e cioccolato artigianale, che vendiamo anche all’ingrosso ad altri caffè, e faccio il pasticciere in estate nel mio locale in un paesino turistico. Cambiare fa bene allo spirito, porta nuove sfide e fa ringiovanire.

 

5) Hai nuove idee per il futuro?

Sempre! 🙂 Una è di smettere di lavorare e concentrarmi sul surf… Battute a parte, adesso stiamo cercando di far partire una piccola catena di negozi in franchising, stiamo lavorando ad un progetto sulla Gold Coast e ci concentreremo sull’ingrosso qui in Victoria.

 

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?

Vista da qui la domanda è quasi una battuta umoristica: pago oltre $20 l’ora per un cameriere nel mio caffè (16 Euro circa al cambio attuale), in Italia conosco diversi piccoli imprenditori che non guadagnano queste cifre. Detto questo, non sono interessato neppure a tornare in Italia come turista, figuriamoci per lavorare ed infilarmi di nuovo in quel sistema.

 

7) Cosa non ti piace dell’Oz?

L’omogeneità culturale. Per visitare un posto diverso devi volare almeno 7 ore. In Europa guidi due ore e trovi un dialetto o una lingua diversa, cultura diversa, cibo diverso. Ed ovviamente la storia, B)

 

8) E cosa ti manca di più di casa?

Una buona salsiccia fresca, i salumi (a parte pochissime eccezioni) non si possono importare, e la qualità media qui è bassa.

 

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?

Di darsi una mossa, i criteri necessari per i visti cambiano ogni anno e diventano sempre più difficili da soddisfare.

Sarah la bikers

Sarah l’ho conosciuta virtualmente un paio di anni fa nel TripAustralia Forum: entrata silenziosamente postando semplici domande si è accorta dopo pochi mesi che Brisbane poteva essere l’opportunità che ti cambia la vita. Tra alti e bassi ma con tanta farina del suo sacco, determinazione ed anche un pizzico di fortuna è arrivata la sponsorizzazione. Ed è cambiata la musica. Complimenti Sarah!

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.

Mi chiamo Sarah, ho 33 anni e vengo dalla Valsusa, una piccola valle del nord Italia. Probabilmente qualcuno conosce Sestriere come località sciistica molto rinomata. Ho sempre vissuto tra i monti e la neve. In Italia sono stata tante figure ma le ultime importanti sono state Grafico Pubblicitario, Promotore Finanziario e Assicuratrice. In Italia dopo aver vissuto da sola sono andata a convivere col mio compagno vicino a Torino. Li’ ho scoperto realtà italiane che non apprezzavo molto, come lo stress e l’inquinamento.

 

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?

Principalmente io e il mio compagno eravamo letteralmente stufi della situazione economica/governativa italiana e del fatto che gli italiani non si smuovessero mai se non per una partita di calcio rimandata. L’Italia è un posto meraviglioso, ma da molti anni il nostro popolo è stato abituato a fregarsi l’uno con l’altro, dal più piccolo al più grande personaggio. E ora questo il risultato. Un paese di egoisti, disonesti e ipocriti. Abbiamo rovinato il nostro meraviglioso paese. Il mio secondo motivo è stato il dover cambiare aria da una situazione che mi andava stretta, così l’Australia è diventata un’appetibile occasione.

 

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?

Non conoscevo nulla dell’Australia, ma cercavamo un paese caldo ma con una economia invidiabile. È così è. È molto lontano da casa, questo è vero, ma per quanto gli australiani abbiano grandi difetti, sanno gestire molto bene le loro cose. In 9 mesi ho studiato tutto su questo paese e quando sono partita ero preparatissima e prontissima.

 

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?

Non sapevo bene che lavoro cercare, perchè in Italia ero assicuratrice e non immaginavo nemmeno ne mi interessava fare lo stesso lavoro qui. Ma fortunatamente in passato ho provato un sacco di lavori, quali barista, cameriera o commessa, così puntavo di trovare qualcosa di semplice subito e poi col tempo cercare di meglio. Invece puntavamo molto sul mestiere del mio compagno che è un meccanico di moto, mestiere qui sempre ricercato. Così abbiamo trovato in fretta un lavoro a lui e io i primi tempi ho fatto cameriera in un ristorante italiano e insegnante di italiano per bambini. Poi essendo anche io motociclista ho fatto la battuta al capo del mio fidanzato se mi facesse provare al negozio di accessori. Ho iniziato lavorando solo il sabato.

Dopo alcuni mesi il mio ragazzo ha cambiato officina mentre io sono rimasta sempre in quel negozio. Ho visto passare un gran numero di persone in quel posto, ma la più grande soddisfazione l’ho avuta quando dopo 6 mesi mi hanno chiesto di lavorare full time con annesso sponsor che desse la possibilità sia a me che Davide di rimanere in Australia con un contratto di 4 anni 🙂

 

5) Hai nuove idee per il futuro?

Tantissssiiiimmmmmeeee. Questo è il paese delle opportunità, ma per ora sono progetti segretissimi 🙂

 

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?

No, troppo sottopagato e senza sbocchi. Qui sono un Customer Service Manager che guadagna bene. Là sarei una commessa.

 

7) Cosa non ti piace dell’Oz?

L’Australia è ormai la mia seconda casa ma continuano ad esserci cose che non mi piacciono. La superficialità degli australiani in tutto ciò che fanno o vivono. Il paese è senza storia quindi le città sono tutte uguali con mega centri commerciali che vogliono imitare gli americani, appunto, in molte cose vogliono imitare gli americani. Mangiano male e si divertono solo bevendo birra. La gente è più fredda e quindi manca l’ambiente italiano caldo e festaiolo. È cara, per molte cose è molto cara. Come gli affitti e fare la spesa.

 

8) E cosa ti manca di più di casa?

Il cibo, le mie montagne, i miei amici cari, mia mamma, gli aperitivi e la festa che si fa in Italia.

 

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?

La prima cosa che mi viene da dire è che è facile quando si è ancora in Italia dire “mollo tutto e me ne vado”. Ma non è così. Più si è adulti e più si è radicati in Italia con famiglia, proprietà e abitudini più difficile sarà il cambiamento. Ci vuole molto carattere per cambiare vita, ma nulla è impossibile.