Senza freni

Ormai vige regola “E quando mi ricapita una occasione del genere?”. Sono nel posto giusto al momento giusto, potrei avere la fortuna di vedere qualcosa che in pochi hanno avuto l’occasione di ammirare; nonostante le mie finanze mi dicessero di no, l’impulso è stato quello di prenotarmi ad una salata uscita in barca in mezzo all’oceano indiano per andare a scovare una delle creature meno studiate al mondo, proprio perché non comunemente avvistabili. Non voglio targiversare a lungo e quindi vi annuncio che mi apprestavo ad andare a vedere le famigerate whalesharks, in altre parole gli squali balena!! Non è emozionante tutto ciò? Io non stavo più nella pelle, anche per via del fatto che andavo di nuovo a vestire la muta da sub ma questa volta senza bombola, solo i semplici maschera-boccaglio e pinne; sarò di nuovo sospeso in acque cristalline, profondi fondali ricchi di ogni genere di animali…inutile dire che avrei dormito ben poco quella notte!

La mattina seguente veniamo portati al porto e saliamo a bordo bel potente motoscafo; la giornata promette bene dal punto di vista del clima: sole, cielo terso e mare piatto, impeccabile. Veniamo accolti dalla giovane crew, e mentre ci si muove come in un labirinto per evitare i coralli ed uscire in mare aperto, facciamo un breve ma completo briefing su quello che andavamo incontro, su come ci saremmo dovuti comportare oltre a vari cenni di ordine zoologico sulle fatiche whalesharks. Raggiungiamo un sito noto ai nostri marinai e ci immergiamo per fare delle prove di collaudo e prendere confidenza con le manovre da seguire nel caso avessimo incrociato i protagonisti del giorno. Manco a volerlo fare a posta facciamo due nuotate proprio sopra a un innocuo quartetto di squali che si insinuavano fra collimati coralli e cromatici banchi di frenetici pesciolini. Ma il segno del destino volle che ci fosse un’altra tartaruga la sotto a farmi visita… I love Western Australia! Beh, alcuni note su queste particolari balene: esistono solo pochi branchi al mondo, quasi tutti concentrati nell’oceano delle indie; le dimensioni in età adulta di questi innocui mammiferi si aggira tra gli 8 e i 14 metri di lunghezza (enormi!!), hanno l’abitudine di starsene sul fondo dell’oceano e di salire in superficie raramente e la loro cute è dipinta da una geometrica maglia a quadrati con al centro di essi un massiccio tondo chiaro [rimando al mio album fotografico per maggiori dettagli]. Il resto della mattinata la trascorriamo a guardarci attorno, una lunga attesa che si protrae per ore finché ci imbattiamo in una piacevolissima sorpresa: con la coda dell’occhio vedo a pochi metri dalla barca sbucare dal nulla una scura montagnola, e tempo di girarmi di scatto questa si nasconde sott’acqua. Non avevo dubbi, quella era una balena: anzi più di una, tre per la precisione, che danzavano implacabili, graziose nonostante la loro immensa mole. Tanto ero sbalordito di quel che i miei occhi e la mia testa registravano che mi ci volle un bel pò prima di impugnare la macchina fotografica e imprimere quel ricordo anche in pixel! Eravamo prossimi a pranzare, praticamente col piatto in mano, quando lo skipper annuncia che l’aereo aveva finalmente avvistato uno squalo balena: per un istante tutti noi ci siamo guardati in faccia con occhi sgranati, per poi realizzare che era ora di mettersi all’opera. Un trambusto per mettere via la roba da mangiare, indossare pinne e maschera, dividerci per squadre e quindi in fila per scendere in acqua: avemmo modo e soprattutto la fortuna di vedere ben quattro differenti whalesharks, una vera rarità anche per chi del mestiere, e quindi ammirare queste strane bestie, il loro nobile modo di nuotare, docile ed educato, raffinato e potente. L’esperienza era valsa il prezzo del biglietto! Finalmente quella notte avrei sognato come un bambino.

Altre emozioni nel blu

Si arriva a destinazione dopo che il denso buio della notte ci aveva inghiottiti nel deserto già da un paio di ore. Come se fossero noccioline, ci siamo cuccati altri 700 e rotti Km di piatti paesaggi interrotti da enormi nidi di termiti (anche oltre i 2 metri di altezza!!), incrociando sporadici road trains che trainavano dai quattro ai sei rimorchi e pure un gruppo di famiglie che, manco fossero in qualche film americano, pellegrinavano per il continente a bordo delle loro enormi case su sedici ruote… In quel di coral bay abbiamo un deal con l’ostello che ci ospita, in pratica ci offrono maschera e pinne a gratis per un mattina per andare alla scoperta dei coralli; per quanto mi riguardo l’affare è fatto, non vedo l’ora di tuffarmi in acqua per una sana nuotata invernale, conscio del fatto che il tropico lo abbiamo superato da un pezzo e che le temperature dovrebbero essere miti. Quante illusioni! Il mattino dopo la giornata era limpida, e nonostante fossero solo le 8 della mattina c’era un caloroso pallido sole che mi rincuorava ma non
appena misi i piedi in acqua (non mi arrivava nemmeno alle caviglie) mi impietrii all’istante, il mare era meschinamente congelante. Mi ritrovai di fronte ad un “aut aut”, o tornare indietro all’ostello come un turista della domenica perdendo l’opportunità di usufruire gratuitamente di maschera e pinne (ogni $$ recuperato vale tantissimo dopo mesi di non lavoro), o sacrificare dita di mani e piedi mandandoli in gancrena e tuffarmi nell’azoto liquido. Andai per la seconda opzione, ed in una eroica corsa verso acque più fonde ebbi conferma della mia giusta scelta: così senza preavviso o lunghe e faticose nuotate, a 50 metri dalla riva ci si ritrova di fronte ad una giungla di coralli, funambolici pesciolini, piccole manta rays, altri pesci a forma di cannuccia e poi lei, la più bella sorpresa che mai avrei immaginato incontrare. “Siore e siori, ho il lieto piacere di annunciarvi la mia amica TARTARUGA!!”. Beata lei, in ritmici e regali colpi di zampe, se ne andava in giro in totale indifferenza, mentre io cercavo di raggiungerle il più vicino possibile annaspando come un cretino. Dopotutto mi sentii soddisfatto, e dopo soli venti minuti scarsi, me ne tornai all’ostello, congelato ma felice come una pasqua per quello che avevo visto in così poco tempo!
Il pomeriggio seguente, una ragazza che conobbi nella mia camerata mi prestò la sua maschera, e me ne andai di nuovo a fare una nuotata conscio del fatto che a quell’ora la temperatura del mare era più umana; credo nuotai per 25 minuti scarsi questa volta ma di nuovo ebbi la fortuna di incontrare una magnifica tartaruga. Non avevo dubbi, Coral Bay era diventata prepotentemente il mio posto preferito nel Western Australia, e che la famosa Great Barrier Reef non aveva tanto di più della cugina della costa ovest. Inoltre alla sera si possono ammirare incantevoli tramonti e dalla spiaggia si possono addirittura scorgere alcune lontane balene danzare sull’orizzonte.

Nella nostra eredità

Bisogna farsi l’abitudine od una una ragione ma per viaggiare in Oz si devono macinare kilometri su kilometri ogni volta che ci si muove da un posto all’altro. E questa regola vale soprattutto nella regione ovest, la più disabitata in assoluto. Tuttavia la pazienza é sembre ben appagata, in particolare in se si raggiungono posti come quelli dell’area della baia degli squali, o meglio conosciuta come Shark Bay! Così dopo una mattinata e un mezzo pomeriggio di asfalto e polvere finalmente ci si sgranchisce le gambe con una camminata sulla spiaggia delle poco celebri stromatoliti: essenzialmente scogli ma che in realtà non sono semplice roccia quanto piuttosto i nostri “progenitori” poichè essi rappresentano la prima vita sulla terra. Per la precisione questre pietre sono un ammasso di microrganismi che producono ossigeno, e per questo motivo la scintilla generatrice del mondo a noi conosciuto. Affascinante quanto incredibile se si considera che queste fantomatiche stromatoliti sono state scoperte per caso solo pochi
anni fa da un gruppo di geologi che per passione li hanno analizzati al microscopio. Come se non bastasse, proprio per mezzo di condizioni di salinità e calcare, esiste una spiaggia (esagero) unica al mondo in quanto composta di piccole bianche conchiglie piuttosto che di sabbia o sassolini. Non sto qui a sviolinarvi la bellezza di un tramonto in mezzo a tanta incredibile natura.
Le sorprese non sono finite qui perchè l’indomani siamo coi piedi immersi in un freddo mare ad ammirare quei simpaticoni dei delfini mentre si esibiscono nelle loro sfilate lasciando tutti i turisti a bocca aperta. Me compreso perchè non li avevo mai visti tanto da vicino in un ambiente naturale. Così carichi di emozioni si risale in macchina per l’ennesima macinata che ci porterà a Coral Bay… un nome, una garanzia!!

Alla caccia del sole

Ci lasciamo Perth alle spalle ma le nuvole non ci danno tregua, sempre presenti come una costante di una formula matematica. Poco importa poichè io e i miei compagni di viaggio siamo super carichi per la nuova avventura, consci del fatto che ci muoviamo pian pianino verso nord, le belle temperature. Non é invece molto entusiasmante la mole di kilometri che ci aspetta nel primo giorno, un 750 tanto per iniziare. L’unica tappa in programma e’ al Nambung National Park, sui 300 Km a nord di Perth, sede del Pinnacle Desert, una testimonianza dell’evoluzione geologica, mi spiego anche se non é facile: in una ristretta area sabbiosa si ergono dei pinnacoli (come da foto), a prima vista dei semplici pezzi di roccia ma ad un’occhiata più attenta si possono notare quelle naturali venature classiche degli alberi. Ebbene, se ricordo la lezione, queste strane roccie sono il risultato di un’attività geologica di milioni di anni, quando il livello degli oceani era una decina di metri più alto e la vegetazione cresceva rigogliosa con imponenti alberi. Proprio le
radici di questi alberi sono le protagoniste dell’odierno paesaggio: quando gli oceani si sono abbassati ai livelli a noi conosciuti, la ricca componente calcarea dell’acqua ha fossilizzato il legno presente nel sottosuolo tramutandolo in una pseudo roccia. Chiaro? No? Allora vi rimando a wikipedia o google per maggiori informazioni!! Nulla toglie il fatto che starsene in piedi in mezzo a questi pinnacoli si ha una sensazione un poco strana: in un deserto che rievoca qualche scena di Guerre Stellari o Mad Max, lontano da tutto e da tutti, dove gli unici suoni che si sentono sono quelli del vento, si teme a pronunciare una singola parola nella paura di rompere un delicato equilibrio. Si rimonta nelle nostre quattro ruote, muovendosi tra rosse distese intermezzate da sabbiose bianche dune, per ore, il nulla se non una interminabile lignua di asfalto che ci porta pian piano verso la meta odierna, Kalbarri. Purtroppo l’inverno ha la sua doppia faccia, ovvero il bello dei pochi turisti e delle miti temperature perfette per viaggiare ma l’handicap delle ridotte ore di luce, le quali mi hanno impedito di apprezzare il colore rosa delle acque di un lago distante pochi kilometri dalla città di Geralton. Pazienza, non si può avere proprio tutto dalla vita. Sarà per un’altra volta!

Alla scoperta del sud-ovest

E anche quest’anno é giunto l’inverno, e con perfetto tempismo cerco di lasciarmelo alle spalle. O per lo meno ci provo! Dopo aver visitato la capitale del WA, mi sono rifugiato in quel di Cottesloe, e non lo avessi mai fatto… l’ostello si trova proprio davanti all’oceano: cullato dall’infrangersi delle onde di notte, compagno di merende e letture e come se non bastasse tramonti mozzafiato, ove il cielo lentamente si sbiadisce, le ombre si allungano e scompaiono, e persone, alberi e barche diventano solide nere figure negli ultimi rosa istanti di luce. E così nella mia oramai spensierata e leggera testolina inizia a materializzarsi l’idea che vivere in una casa fronte mare é d’obbligo. Sognare non fa del male, dopo tutto.
Prima di muovermi verso nord in una disperata ricerca del sole e delle belle temperature, mi faccio coraggio nell’andare a visitare alcuni celebri luoghi in quell’angoletto in basso a sinistra, a grandi linee il triangolo compreso tra Perth-Albany-Margaret River. Prima tappa
Busselton Jetty, in altre parole una passerella sul mare lunga… non lo ricordo di preciso ma so che per andare e tornare ci vuole un’oretta di cammino. In realtà da un paio di mesi a sta parte ci si impiega meno tempo poichè hanno preso fuoco un paio di centinaio di metri (alcuni ragazzi hanno tentato di fare un piccolo falò per scaldarsi e poi é successo quel che é successo) perdendo così il primato di lunghezza mondiale.. che tragedia per i locali!
Non solo mare in questa gitarella di 1300 e passa kilometri ma anche alcune passeggiate nel bel mezzo del verde delle foreste e in oscure e selvaggie cave. Vicino al paesino di Pemberton si trova il parco nazionale denominato “The Valley of Giants”, dove questi giganti sono rappresentati da imperiali alberi che spiccano dal bel mezzo del bosco con i loro 60 metri abbondanti di altezza. Nota storica: questi alberi, proprio per le loro qualità fisiche, erano utilizzati come vedette per avvistare incendi nel raggio di centinaia di metri; tutt’ora, in condizioni di tempo che impediscono ai mezzi volanti di vigilare queste rigogliose aree, c’è chi si arrampica su per questi alberi per monitorare la situazione. La cosa più affascinante é la possibilità di scalarli. Con avvertimenti stile dantesco “lasciate ogni speranza o voi che salite”, dal momento che non esistono protezioni di sicurezza, mi son lanciato su questi metallici pioli che si avvinghiano in una interminabile spirale su fino laddove il tuo coraggio (o pazzia) é ben appagato da un panorama il cui orizzonte sembra perdersi in se stesso. Per chi non volesse giocare con le proprie vertigini, esiste la “Tree Top Walk”: una passerella si insinua tra monumentali alberi portandovi fino all’altezza di 40 metri per poi ritornare dove il respiro riprende un ritmo controllato. Ci si muove poi verso il mare ove gli oceani indiano e antartico si incontrano e si uniscono in una invisibile linea, per poi concedarsi dalle luci del giorno ammirando un tramonto mozzafiato sulle Green Pools di William Bay. Prima di tornare sui nostri passi verso Perth, facciamo ancora in tempo a vedere “il gap”, una vera e propria spaccatura attraverso le alte e rocciose coste, in cui l’oceano si insinua con una straordinaria potenza fischiando naturali melodie di tanto in tanto accompagnate da imprevisti schizzi d’acqua che si alziano alti nel cielo.

Turista again

La lettera con il risultato del mio IELTS e’ arrivata, finalmente, stamane. Dopo piu’ di due settimane di attesa e crescente nervosismo, ho tra le mani quello che e’ stato il mio investimento in soldi, energia e tempo degli ultimi mesi. Mi presentai all’esame fiducioso piu’ che mai, sicuro delle mie capacita’ ma un tantino stanchino dalla nottata quasi in bianco trascorsa in ostello, grazie ad una ruspante coppietta che.. ha fatto quel che i conigli e tutti gli altri santi animali del pianeta fanno. Purtroppo, per quel che mi riguarda, nel momento e nel posto sbagliato. Io ho tentato di prendere la cosa, non tanto sullo scherzare (ci mancherebbe altro), piuttosto come un sfida, con me stesso, e vedere se anche in condizioni non ottimali sarei stato in grado di tirar fuori dal cappello il mio 7. Questo esame e’ tappa fondamentale per tutti quelli che come me non sono “native english speaker” ed hanno intenzione di lavorare e/o stabilirsi in australia. Non c’e’ da meravigliarsi se il 90% dei partecipanti sia indiano (o limitrofi). Dopo innumerevoli stretti
controlli della mia identita’, per l’esattezza ben quattro differenti check-point in cui altrettante persone sono state, con passaporto alla mano, almeno una decina di secondi a verificare che la mia faccia coincidesse con quella stampata su carta (mi domando come facciano a vedere differenze tra i cinesi), mi ritrovai in quel di una sconfinata palestra, seduto al mio banco contrassegnato da un codice stile battaglia navale. Ci volle un’ora per far sedere tutti, penso fossimo stati almeno un quattrocento. Tra qualche sbadiglio di troppo finalmente il test ebbe inizio, e non nel migliore dei modi! L’audio della prova del listening era stile altoparlante da stazione ferroviaria, gracchiante e con un noioso eco di sottofondo, abbastanza sgradevole da farmi commettere un paio di errori di troppo, prima di sintonizzare il mio orecchio a quell’infernale aggeggio sputa rumori. Fortunatamente riusci ad alzare il mio umore con il reading, conscio di avere effettuato una buona prova ed essere rientrato in carreggiata per il restante esame; il tema del writing, oltre alla descrizione di improbabili grafici, mirava alla piccante questione “cibo e salute” (sospiro di sollievo), e cosi’ piacevolmente scrissi la mia opinione a riguardo, fiducioso di aver dimostrato dimestichezza con la grammatica ed usato un amplio e ricercato vocabolario. Il grosso era fatto a questo punto, solo l’orale al tragurdo. Primo della lista (avevo l’aereo da prendere nel pomeriggio), ebbi una piacevole conversazione (a dire il vero parlavo solo io, la controparte faceva solo domande) riguardo l’Italia, il suo turismo e poi via via dell’economia mondiale in generale per poi ricadere nella minuta realta’ economica delle isole Fiji.. E’ stata una bella sfida quest’ultima prova. E via di corsa all’aereoporto, il lavoro mi aspettava a Sydney.
Ed eccomi qui seduto sull’angolo del mio letto, trattendo il respiro, apro la busta. Cosa!!! 6 in speaking!! Ma chi se ne frega, ho comunque ottenuto la mia media, quella del bello di denari.. Evvai!! E per festeggiare mi regalo una vacanzetta a Bali, me lo sono meritata in fondo. Ma prima faccio in tempo ad andare a visitare Manly, un’altra famosa spiaggia della capitale del NSW, meta di molti surfisti e brasiliani.

Cose dall’altro mondo

Di cose bizzarre ne ho viste molte nella mia vita ma non si finisce mai di rimanere di stucco. Avrei voluto fotografare la mia attonita faccia piuttosto che fotografare l’etichetta qui esposta… potere della globalizzazione! Ma le novita’ non son finite. Incredibile a dirsi ma i miei ostili sforzi nella pratica dell’inglese hanno iniziato a dare i loro frutti, con i miei temi che pian piano raggiungono livelli piu’ che buoni (che tradotto in altre parole non sono fantastici bensi’ sufficienti per il mio scopo), nella lettura continuo a mantenere proficui voti ed infine, nelle sezioni di ascolto e dialogo sono largamente piu’ attento a non commettere errori d’infanzia. Devo ammettere che rispetto ad un mese fa, il mio atteggiamento verso l’esame finale e’ cambiato decisamente, da un “ma chi me lo ha fatto fare” ad un piu’ incoraggiante “forse forse…”. Ne vedremo delle belle. Nel frattempo il mio orario lavorativo settimanale e’ stato ridotto ai minimi termini, dimezzato forse e’ la definizione corretta; mi ritrovo cosi’ a non mettere
da parte piu’ un solo dollaro perche’ tutte le entrate se ne escono in bus, affitti e cibarie varie. Ah, lontani i bei tempi di free accomodation e lavoro a tutto spiano, ora si respira aria di crisi.
Il prossimo 26 gennaio e’ di nuovo festa nazionale, l’Australian Day, una sorta di 4 luglio americano, ove gli ozzy orgogliosamente sventolano e indossano i colori della loro bandiera mentre ci danno dentro di improbabili barbeque ed immemorabili sbronze dalle 9 del mattino. In quel di Sydney, la manifestazione e’ particolarmente concentrata come al solito in Darling Harbour e d’intorni, con spettacoli aquatici, performance musicali nell’attesa degli immancabili fuochi artificiali delle otto e mezza di sera. E sara’ una gran festa, specie per la concomitanza dell’imminente capodanno cinese, un gran subbuglio per le strade del CBD, vagonate di lavoro per le forze dell’ordine e i netturbini, il tutto contornato da un terribile disagio per gli automobilisti che devono attraversare la citta’. Buon Australian Day a tutti!!