Mai dire Banzai!

È proprio la terra dei Manga. Se non si tiene in considerazione questo parametro fondamentale si rischia di non comprendere questo popolo e di confondere, tanto per fare un banalissimo esempio, la mascotte di una città come se fosse qualcosa di infantile.
Capisci che sei arrivato in una terra completamente diverse fin dai primi passi in aeroporto, se passi si possono chiamare dal momento che ci si sposta con treni-navetta. Al controllo passaporti c’è una angosciante quiete, tutti sono in fila uno dietro l’altro, dove  ben 3 controllori (per un centinaio di viaggiatori) fanno si che tutto fili per il verso giusto. Questa è la realtà che ho vissuto all’aeroporto Kansai di Osaka (per la cronaca l’aeroporto progettato dal nostro Renzo Piano).
Tempo di scendere da un aereo che ne prendo subito un altro, direzione sud verso Fukuoka, tappa per la mia prima notte in Giappone. L’indomani è già tempo di muoversi, questa volta via treno verso Nagasaki, prima vera tappa del mio itinerario.

L’arrivo a Nagasaki non è dei migliori, è ormai quasi buoi (giornate corte) e soprattutto piove: ciò significa bagnarsi dalla mattina alla sera dato che è stagione di tifoni e il sottoscritto odia gli ombrelli! A prima vista sembra una graziosa località (sarebbe una città a tutti gli effetti ma per gli standard nipponici è quasi una contrada da qualche milione di persone), attraversata da un curatissimo fiume il quale a suo volta è viene oltrepassato da una serie di minuti ponticelli di pietra: tutto ciò poi assume tutta un’altra atmosfera quando sporgendosi per vedere il letto del fiume ti accorgi che ci sono delle tartarughe.
Tappa al ground zero e al museo degli orrori della bomba atomica sono d’obbligo: della stupidità umana capisci che non c’è limite, del milione di aggettivi che si possono spendere a riguardo in questo momento mi sento di sottolineare l’eterna vergogna per il genere umano. Il ricordo dell’idiozia del lancio della bomba lo si avverte chiaramente girovagando per il museo ma anche per il vicino parco della pace; glielo si legge sulla faccia di quei vecchi che ancora si battono per far si che il ricordo non venga cestinato nel tempo, che dedicano anima e corpo a raccontare la storia a quella infinità di studenti che si susseguono ogni ora. A mio avviso quello che fa veramente paura è il contatto diretto con quello che la storia narra e quello che i tuoi occhi vedono: come detto poco fa Nagasaki non è così enorme, si riesce a farsi un’idea di come è fatta e di come si estende fra le colline ma quando poi ti trovi davanti alle ricostruzioni dell’impatto che la bomba H ha avuto sulla città e con quali conseguenze, a quel punto avverti la gravità della disperazione che avvolge questa gente. Mostruoso. Un inizio di viaggio decisamente sotto valutato, mi ci vorrà un po’ per riprendermi.

È tempo di (re)migrare

Dopo un’estate praticamente “on the water” eccomi di nuovo faccia a faccia con la realtà: come impiego il mio tempo ora che non ho un lavoro? La risposta è per me semplicissima, parto, ma per dove? per cosa fare? Queste sono due domande che tendenzialmente mi accompagnano da una vita anche per il semplice fatto che vivendo giorno per giorno non ho mai avuto grandi progetti a lungo termine. Che sia forse arrivata l’ora x e di mettere la testa sulle spalle? Può darsi. Nonostante abbia trascorso poco tempo a casa dei miei e con i miei amici, mi trovo davanti a due problemi fastidiosi quanto una spina di fichi d’india:

  1. la routine e la prevedibilità sono due canaglie, poiché per me, ma si può allargare il pensiero a tutte le persone in generale, è facile abituarsi a qualunque casa se si lascia il tempo necessario per dimenticare la nostra vera essenza.
  2. quando si sta per allontanarsi dal proprio porto familiare per avventurarsi nell’incognito è come se all’improvviso venisse a mancare il terreno sotto i piedi. In altri termini si chiama paura, un’emozione insita nei nostri geni, altro non è un benda sui nostri occhi.

Per il solo fatto che sto per prendere un aereo il mio cervello ha cominciato a macinare idee su idee. Bang!
La mia più grande paura è rimorso, il rimpianto di non averci provato. Bang bang!

Alle mie spalle c’è uno zaino vuoto e una serie di vestiti sul letto ed una decisione presa. Tra poche ore ho un aereo che mi aspetta. Direzione est e spazio alla fantasia.

Discorsi di una notte di mezza primavera

Di una cosa sono convinto: prima o poi le regole del gioco cambiano. E mi riferisco alla situazione del Sud America nei confronti delle vecchie signore, USA in primo luogo e quindi Europa.

Quanti di voi sono informati sui fatti che stanno dando un nuovo assetto agli stati dell’America Latina? E’ francamente difficile riuscire a leggere nei giornali (la TV non la menziono nemmeno!) notizie riguardo al Mercosur, alle difficoltà che il Paese a stelle e strisce inizia ad accusare nella sua impotenza a manovrare i loro mercati, alla rivoluzione Cubana, alla forte figura di Lula che sta facendo del Brasile una nazione libera da compromessi e pressioni.

Per me viaggiare significa anche questo: imparare e scoprire di mano mia la gente e la storia del territorio in cui mi trovo, crearmi una mia opinione al di fuori degli schemi imposti dai media e quindi capire quanta ipocrisia veleggia riguardo a cose che nemmeno sappiamo. Questo è un fatto che odio, per tutte quelle indescrivibili conseguenze che si nascondono dietro a innumerevoli parole plagiate da uomini Continua a leggere Discorsi di una notte di mezza primavera

Il social network di ieri

(Guest post tratto da una mail ricevuta di recente)

[…] Alla fine sono rimasta qui. Sono stata a tentennare per un bel po’ giù in reception con Carolina, ci siamo pappate dei dolcetti alle noci indiani e poi è arrivato il capo ostello, che ci ha intrattenute finchè non mi è arrivato il messaggio di Domenico che diceva di essere troppo stanco per uscire (risparmiandomi così un bel po’ di ore di intontimento totale domani a lezione!). Tanto ci saranno altre occasioni. Mi spiace per il tipo in stanza con me, al quale avevo detto che ci saremmo visti al locale, ma è comunque uscito coi suoi amici quindi poco male. Alla reception ho conosciuto anche un ragazzo, Fabio, che ha vissuto in ostello per un mese prima che io arrivassi, anche lui alla ricerca di una casa.

E’ proprio vero che questi posti ti portano a parlare, a raccontare di te e ad ascoltare della vita degli altri, delle loro esperienze, dei loro Continua a leggere Il social network di ieri

4 importanti domande da fare a te stesso

1) Sono soddisfatto del mio lavoro? Viene incontro a miei bisogni e soddisfa i miei desideri?

Il tuo lavoro non deve esistere solo per garantire un reddito per il resto della tua vita. Domandati: per che cosa sto lavorando? Sto lavorando per sopravvivere o per vivere la vita? Se il tuo lavoro va incontro ai tuoi obiettivi, questo è fantastico. Se così non fosse, forse è il momento di fare un cambiamento.

2) Ripensa a quelle volte che hai lasciato il tuo Paese. Cosa hai imparato durante quei viaggi? Pensi di avere di più da imparare?

Nonostante non abbia viaggiato abbastanza, penso di poter affermare in tutta sicurezza che quello che ho imparato fino ad ora è stato stupefacente. Immergersi in altre culture, scambiare le proprie opinioni con persone di altro background culturale e sociale, respirare l’aria di mare e osservare il mondo da remoti altopiani, sono esperienze che nessuna scuola è in grado di insegnarti. Solo la strada è Continua a leggere 4 importanti domande da fare a te stesso

Il senso del viaggio… In pillole

Mi è accaduto molto spesso mentre viaggiavo per l’Australia, ed anche ora che mi trovo in Italia. Parlo con persone che sanno dove sono stato e cosa ho fatto e sempre mi dicono “Wow, fico! Mi piacerebbe fare lo stesso!”.

La mia risposta è sempre la stessa, suonerà noiosa o scontata, ma è la verità: “Cosa ti trattiene a farlo?”

Non voglio passare per un critico o dare sentenze; sto solo cercando di capire quali siano le motivazioni e le priorità delle persone. Ci potrebbero essere delle importanti motivazioni per cui qualcuno non viaggia tanto, ma il più delle volte quello che le mie orecchie sentono sono una variante di queste risposte:

“Non ho soldi per viaggiare.”

Più che giusto se è vero, ma per la maggior parte delle persone che hanno detto questo, sarebbe corretto dire, “Ho scelto di spendere i soldi in altre montagne di cose, così che ora non ho soldi per viaggiare”. L’Italia, per quanto se ne dica, è un Paese con una buona ricchezza e molti di noi sono vittime del consumismo, di quella subdola e falsa necessità indotta che ti svuota il portafogli a tradimento. Se non mi credete provate a vedere quante cose avete con voi Continua a leggere Il senso del viaggio… In pillole

Cambio di rotta

Mai più di ora posso affermare che le mie abitudini e attitudini al viaggiare sono cambiate radicalmente nel giro di alcuni anni. Certo che le mie disponibilità sono aumentate da che ho finito con l’università e cominciato a lavorare seriamente, perciò la mia testa è più propensa all’idea di farsi qualche giorno qua e là per spezzare la monotona routine lavorativa quotidiana. Ma credo che alla base di tutto ciò ci sia questa nuova forza che mi spinge in modo prepotente a cambiare aria e scoprire nuovi posti; proprio per questi motivi non mi sono fatto mancare una insana corsa in macchina per festeggiare il capodanno tra Barcelona, Valencia e il principato di Andorra (il tutto fatto in 4 giorni!!), un weekend a Praga verso la fine di gennaio con la ciurma del nascente progetto Adormo (www.adormo.com) e un viaggetto a Dublino di una settimana fa. E già guardo a come impegnare alcuni giorni di fine luglio che mi son preso di ferie. E per quale motivo faccio tutto questo? Essenzialmente perché necessito di mantenere il mio inconscio
in una situazione di instabilità, per non riadattarmi a quelle abitudini “di casa” che mi vanno strette e non mi aiutano a crescere forte sulle mie gambe. Ecco il motivo per il quale lavorerò ancora per pochi mesi vestendo il camice bianco (praticamente da questo autunno mi rimetterò in cammino sulla strada) a favore di una “carriera” da freelance, o quasi! Dovrò saper gestire meglio il mio tempo, imparare cose nuove, leggere montagne di libri riguardo internet e simili, esercitarmi con la fotografia (magari guadagnandoci qualcosa) per poi tentare di vendere le mie conoscenze. E infine seguire il mio sogno di lavorare su una barca a vela, meglio se in mari tropicali, eh eh. 8)

Queste sono quel genere di sfide che piacciono a me, quelle in cui parto da zero, senza certezze e senza appigli, dove tutto dipende da me e dalle mi e capacità di leggere le situazioni e girarle a mio favore. Insomma, non mi piace la pappa pronta e non disprezzo assaggiare piatti di cucine remote. Ergo, sono sempre più convinto quale sia la giusta strada da intraprendere.