On the road again

Dopo un a settimana spesa per il corso di sub mi ritrovo nuovamente con zaino in spalle e destinazione Byron Bay, piccolo paese che detiene un primato nazionale, o forse due, ovvero il più a Est (escluse le isole ovviamente) e il faro più a Est dell’Australia. Inoltre proprio nelal baia c’è una piccola isola considerata una tra i migliori dieci luoghi dove fare immersioni ma non ho potuto dare sfogo alla mia nuova materia per via che ho dell’acqua stagnante nell’orecchio e devo mantenerlo il più asciutto possibile finchè non tornerà come prima. In realtà alcuni bagni in mare me li sono fatti lo stesso perché è veramente difficile resistere alla limpidezza e alla bellezza di queste acque. A dirla tutta Byron Bay è conosciuta soprattutto dai giovani (e non) viaggiatori come riferimento per la vicina Nimbin, minuscola cittadina fondata poco più di venti anni fa dove è possibile rivivere gli anni ’70 e i miti che gli accompagnano. È come un coffee shop di Amsterdam dove si può acquistare liberamente marijuana, comperare torte alla marijuana,
bla bla bla di marijuana e così trascorrere un pomeriggio con la testa altrove prima di rimontare in una delle tante navette che ti riportano a casa. Per chi non avesse bisogno di strani sortilegi per rivivere quei mistici e surreali anni basterà fare una passeggiata per la via del centro, attraverso i mille negozietti che vendono amuleti, collane, statuette che inneggiano alla meditazione, rimedi naturali, massaggi, lezioni di yoga e il tutto condito da immancabili folate di incensi. Deluso un pò da questa meta (tutti me ne avevano parlato bene ma non c’ho trovato nulla di particolare) rimonto in autobus alla volta di Surfers Paradise, città forse principe della Gold Coast cioè 70 Km ininterrotti di spiaggia che fanno da benvenuto nel Queensland. Classico posto dove l’intervento dell’uomo mischiato all’abuso del cemento ha portato alla costruzione di migliaia e altissimi palazzi (penso siano solo hotel) che si innalzano su una lingua di terra posta tra oceano e Est e il fiume Nerang a Ovest. Per cui ci sono pubblicità che invitano ad alloggiare nell’albergo con migliore panorama marittimo e altre con indimenticabile vista fluviale. Mah, a me appare un’anonima risorsa turistica a cominciare dal nome dato a questo posto.

Un tuffo nel blu

Terza tappa del mio viaggio è Coffs Harbour, paese celebre per il suo monumento simbolo, la “Big Banana”, eretto per commemorare la coltivazione del suddetto frutto che assieme al turismo ha portato ricchezza a questa zona. Devo far notare che no ho fatto il turista andando a fotografare questa gettata di cemento perché come sono arrivato in paese altri backpackers mi hanno subito avvisato che se volevo veramente vedere una grande banana mi bastava avvicinarne una agli occhi. Io non me lo sono fatto dire due volte e così ho da subito concentrato la mia attenzione al corso di immersioni subacquee organizzato dall’ostello in cui ho pernottato; è bene specificare che l’ostello è gestito dagli istruttori stessi che hanno ben pensato di dare un posto per dormire ai loro allievi e non solo. Considerate che l’orario di ritrovo è alle 7e30 del mattino per cui è molto comodo trovarsi già lì dormendo fino all’ultimo minuto, che non significa 7e29 bensì 6e29, per aver tempo di digerire almeno parzialmente la colazione prima di buttarsi in
acqua. A parte i primi due giorni (di quattro totali del corso) di cui nel primo devi sorbirti otto ore di lezione e nel secondo tre ore di pratica in piscina (congelante tra l’altro ove alla fine ti ritrovi le mani talmente lesse che temi possano caderti le dita), nei restanti due la preparazione si completa in mare aperto: oh mi Dio! Incredibile, non avrei mai immaginato che ci fosse Realmente un altro mondo là sotto. Voglio dire, quando arrivi sul fondo e cominci a guardarti intorno e vedi che ci sono piante, rocce, piccoli sentieri, pesci di ogni genere gironzolare qua e là o nascondersi in qualche pertugio e poi alzi la testa e volgi lo sguardo verso l’alto ma sei talmente in profondità che tutto è azzurro come un cielo e ti è impossibile vedere dov’è la superficie dell’acqua, allora realizzi che ti trovi in un mondo parallelo. E a quel punto non puoi fare altro che comportarti come un pesce, nuotare, guardarti in giro, seguire le correnti marine e stare attento ad eventuali pericoli perché vige sempre la regolare del non toccare se non si conosce… non si sa mai da queste parti! Ed è fantastico vedere questi veri e propri muri di pesci pazzamente colorati che ti affiancano, altri che cambiano colore a seconda del tipo di fondale in cui si trovano, piccoli squali, altre cose sconosciute, altre ancora, e poi, porca miseria, c’è pure chi è riuscito a vedere una tartaruga! Che invidia! Ma l’appuntamento è rimandato, spero, ad altre immersioni.

In bici

Seconda tappa dopo l’infelice stop a Newcastle è Port Macquarie. Il cielo è azzurro, limpido e si respira ancora l’aria fresca dei temporali dei giorni prima ma tuttavia il sole riesce ancora a dire la sua. Arrivo all’ostello verso le due del pomeriggio e mezz’ora dopo sto già pedalando verso mete sconosciute, o quasi, visto che il mare è a un tiro di schioppo e il bisogno di aria oceanica mi spinge dove poco dopo farò un’inaspettata quanto piacevole scoperta. Come tutte le cose belle prima di poterle apprezzare fino in fondo bisogno anche meritarsele e credetemi che con tutta la fatica che ho speso nel spingere avanti la bici su per quelle terribili salite che affiancano tutta la costa, quando scendi a recuperare fiato ed energie, rimani a bocca aperta non solo per boccheggiare ma anche perché i panorami sono mozzafiato. E proprio mentre mi faccio una camminata lungo la spiaggia, saltando da uno scoglio all’altro, arriva quello che meno ti aspetti: ebbene si, ho fatto la mia prima conoscenza coi delfini! Attirato per puro caso da una “strana
cosa nera” nel mare, pensando inizialmente fosse uno scoglio, aguzzo meglio la vista e realizzo che è una pinna, che con una traiettoria a mezzaluna compare e scompare dal pelo dell’acqua. Indescrivibile la sensazione che è cresciuta dentro di me quando un istante dopo noto la presenza di altri delfini che che come il primo nuotano lì, proprio lì, a pochi metri da me, pacifici come l’oceano in qui vivono… Una bella onda si infrange sugli scogli e l’acqua gelida mi arriva al ginocchio riportandomi bruscamente in me stesso, saluti i nuovi “amici” e me ne ritorno sulle due ruote. Questa volta pago del regalo ricevuto dal mare punto verso uno dei mille sentieri che attraversano l’immenso parco del paese, convinto di scovare un’icona dell’Australia, il koala. Il mio istinto di cacciatore (?) mi dice che la situazione è ideale: solo alberi di eucalipto, lontano dal centro abitato, nessuno altro che fa confusione e gli unici suoni che si sentono provengono dalle ruote della mia bici e dai mille uccelli che si trovano tutt’intorno. Pedalo per mezz’ora, rischiando un’infinità di volta di uscire dal tracciato e cadere nella palude creatasi con le ultime settimane di pioggia perché concentrato a guardare le vette degli alberi ma niente da fare; e proprio quando la speranza stava per svanire ecco arrivare il segnale tanto aspettato: con la coda dell’occhio vedo cadere un piccolo ma sospetto rametto. Subito mi volto, alzo lo sguardo e con un sorriso soddisfatto ecco la mia “preda”, beata a gustarsi le sue foglie! Scatto le foto di rito e considerandomi altamente soddisfatto me ne ritorno al casolare eccitato come un bambino col suo nuovo giocattolo. L’indomani decido di andare a prendere il sole in una spiaggia che non avevo visto il giorno prima e pure qui le sorprese non sono mancate; è un campo minato di tane di granchi e se si rimane quieti e in silenzio si possono vedere spuntare decine e decine di piccoli granchi ove alcuni lavorano come operai scavando la loro tana gettando vere e proprio palate di sabbia all’esterno del buco, altri combattono tra di loro e alcuni semplicemente si fanno un giretto (almeno così sembrava ai miei occhi!). E poi un fuggi fuggi generale quando si avvicinano minacciosi i gabbiani oppure il rumore da me prodotto per riuscire a trovare la visuale migliore per scattare una fotografia. Che dire, questa nuova avventura ha preso proprio una bella piega…evviva!!

Si parte

Incredibile come il tempo trascorra. mi sembrano trascorsi solo un paio di mesi ma conti alla mano ci avviciniamo a quasi mezzo anno! E’ giunto allora il momento di fare una vacanza (nella vacanza) ed andare alla scoperta della east coast, quella “abitata” se confrontata con le restanti. inoltre il clima mi sta annoiando parecchio viste le ultime due settimane di pioggia che mi hanno lasciato come ricordo un principio di raffreddore. Pazienza.
Prima tappa del mio lungo cammino verso Cairns è Newcastle, piccola città distante solo un paio d’ore di bus da Sydney. Pure qui il tempo è più brutti, pioggia a non finire, grigiore costante, difficoltà a distinguere l’orizzonte dove finisce il mare e comincia il cielo…in altre parole un disastro se si considera che non ho potuto vedere un bel niente di questo posto. Sì che non regala comunque grandi emozioni ma un camminata per il parco con la possibilità di prendere in braccio un koala o altri simpatici animali scattare un due foto e via dicendo, beh un
pò mi rosica…
Inizio a credere che l’Australia oltre ad aver ereditato dai britannici la lingua, il culto per le pinte, la regina sulle monetine e altre bizzarre abitudini, abbiano ben pensato di emulare anche quel terribile clima umido che solo gli abitanti oltre manica sono in grado di tollerare. L’unica cosa che mi viene da augurarmi ora come ora è che questo mio nuovo tour sia come una sposa, bagnato e …fortunato!!