Pit stop

Mancano veramente pochi giorni alla partenza e l’idea di passar i restanti giorni nella fresca Sydney dopo le ultime settimane del caldo inverno del WA proprio mi va stretta. Inoltre una mia amica è da poco arrivata in oz, precisamente a Melbourne, e così in un sol boccone decisi di fare un paio di giorni in sua compagnia, volare poi in Gold Coast, aereo ancora per Cairns e infine a Sydney per le ultime ore. Un vero e proprio raptus di follia mi ha spinto a fare questa serie di booking, come un tentativo estremo di vedere il più possibile, di carpire qualcosa di diverso che ancora non avevo scoperto, di sentirmi, forse, parte di quella terra. Non lo so esattamente, è come quando sai che stai perdendo qualcosa e fai il possibile per ritardare o allungare i tempi, per imbrogliare te stesso, detto in altre parole. Trascorro l’ultima serata in Broome con i miei amici irlandesi in un pub irlandese e, mio consiglio spassionato, evitate di fare serate del genere in posti come quelli con gente di quel calibro, in particolare se ci sono anche donne ù
irlandesi! Ricordo solo un mal di testa terribile ma anche tante risate e i celeberrimi “drinking games”, molto comuni tra i popoli anglosassoni.
Non mi era mai capitato di andare all’aeroporto a piedi, attraversando una strada da dove risiedevo, e onestamente è una bella sensazione, soprattutto a livello di portafoglio, che non è costretto a sborsare i soliti $15 o $20. Mi aspetta un volo molto lungo per raggiungere la capitale del Victoria, con uno stop over in Perth, quasi nove ore di viaggio (le distanze qui continuano tutt’ora a stupirmi), inconsapevole di quanto freddo mi stava aspettando a Melbourne. Da bravo idiota arrivo vestito in calzoncini e infradito, e per evitare di svuotare lo zaino nel tentativo di trovare un paio di jeans e il giubbotto, stringo i denti e mi incammino verso l’ostello dove avrei trovato i miei amici. Scopro in seguito che quel posto era diventato un mezzo ritrovo per italiani ma questa volta non faccio finta di non essere un compatriota, è tempo per me di riprendere contatto con la realtà, di riavvicinarmi piano piano alla mia vita precedente. Si, questo viaggio, continuo a ribadirlo, mi ha cambiato, mi ha aperto gli occhi ad un mondo che prima non conoscevo, mi ha dato uno scossone che mi ha destato da un futuro torpore.
Mi godo così pochi giorni di feste in tricolore, cenette all’italiana e tanto divertimento. Bye bye Melbourne.

Emergenza nazionale

Gli incendi che stanno colpendo il Victoria, zona sud-est di questa immensa nazione, hanno fatto il giro del globo attraverso crudeli e selvaggie immagini televisive. E’ difficile spiegare la complessità di queste terre, un delicato equilibrio ecologico che tutt’ora fa fatica a riprendersi dall’ultima piaga dell’estate 2001. Difatti in quelle terre, in mezzo a tanto verde, i tronchi neri degli alberi superstiti a quel catastrofico incendio, che si estese fino ad un’area superiore al nostro veneto, sono testimoni di una brutlità di cui non si conosce la causa, o per lo meno non si è scoperto il colpevole, natura o piromane che sia. L’estate è torrida, ripeto, l’estate è torrida. Se vi viene detto di non uscire di casa nelle ore di picco, non fatelo; non è un consiglio, è un obbligo perchè se non si e’ familiari con queste temperature e climi non si è in grado di comprendere la criticita’ della situazione. I 40 gradi si raggiungono anche in Italia ma non si mantengono per giornate intere, l’aria calda ti asciuga le fauci, ti strema e una zona d’ombra non è
abbastanza per recuperare le energie. Un vero e proprio forno ventilato, dove una semplice scintilla è in grado di generare fuoco e fiamme dal nulla, il vento agisce come acqua gettata sulla benzina, lo sparge ovunque ad una velocita’ in controllata. Questo è quel che è accaduto in questi giorni, molteplici incendi si sono scatenati nel bush (le nostre zone di campagna), e i fuochi alimentati da questi potenti e improbabili venti hanno trovato l’ambiente perfetto per provocare fiamme alte come palazzi in grado di avanzare ad una velocità vicina al mezzo metro al secondo. Pauroso. E letale. La velocità è la causa alla basa delle centinaia di persone che hanno perso la casa, la famiglia, la vita. Senza dimenticare tutti gli animali che vivono in questo privilegiato habitat, anche loro in enorme difficoltà. Sono stati individuati alcuni piromani ma la colpa non è solo loro, continuano le indagini e l’interminabile lavoro dei vigili del fuoco.

Deliziati dal dottore

[youtube width=”400″ height=”300″]http://www.youtube.com/watch?v=91uS2CpEAJg&feature=youtube_gdata[/youtube] Una domenica indimenticabile! Ma partiamo dal principio. Mi prendo un weekend di vacanza da Sydney e mi trasferisco a Melbourne per incontrarmi con alcuni amici decisi a condividere l’esperienza della motoGP assieme. Siamo quasi nella meta’ della primavera ma alle 5 dellamattina fa ancora parecchio freddino, non avessi mai indossato i pantaloncini! Che sofferenza!! Dopo un paio di ore di macchina raggiungiamo la celebre Phillip Island, sede di uno dei piu’ affascinanti circuiti, se non altro per la posizione geografica, proprio di fronte a l’oceano. Che poesia. Bando alle ciance, la temperatura e’ ancora severa e rigida e raggomitolato in me stesso attendo vibrante che il sole faccia il suo dannato lavoro. E’ pieno di gente, esibizioni di ogni genere, armonie di rombanti motori provenire da ogni dove, merchandising della motoGP, Stoner e Rossi. Considerando che l’australiano Stoner corre in casa ed ha diritto ad un suo stand, beh che dire, Vale anche su questo versante detta legge, quasi a voler dire che lui e’ il rappresentante di questo sport, un sinonimo dei motori a due ruote. Nell’attesa che le gare comincino, faccio in tempo a conoscere di persona la fresca regina di questo campionato, la Yamaha M1 del dottore, un vero e Continua a leggere Deliziati dal dottore

In gita

Prima di lasciare la capitale del Victoria per fare ritorno a Sydney decido di andare a visitare la vicina Phillip Island, sede di uno dei più belli circuiti della motogp (a mio modesto parere). Ovviamente ignorante di questi luoghi non sapevo che la stessa isola è più famosa per un altro affascinante particolare: la “Penguin Parade”. Ma partiamo dall’inizio. Mi muovo con un tour organizzato e come prima tappa veniamo portati in una prestigiosa azienda vinicola locale, dove, circondati da uno stupendo paesaggio collinare con vista sul mare e sole abbagliante, ci fanno assaporare varie qualità di vino, dai rossi ai bianchi, dai dolci ai passiti cosicché alle 11 di mattina eravamo tutti “storti” ma felici. Prima di approdare sull’isola facciamo in tempo a fare uno stop in una sorta di zoo ma assomigliante maggiormente ad un ospedale per animali (tipici australiani): dai koala ai coccodrilli, dagli immancabili canguri agli emu, uccelli e pappagalli di ogni genere e colore, pecore, caproni e tant’altro; inoltre, come special guests, un coppia di diavoli della Tazmania. Che dire, un vero e proprio incontro ravvicinato del primo tipo con la natura. Di nuovo a bordo del pulmino finalmente ci dirigiamo verso la tanto attesa isola e con gran mio stupore ci lasciamo alle spalle l’ultimo paesino della terra ferma, San Remo, prima di percorre un misero ponticello per raggiungere l’altra riva. Se non fosse perché so che è un’isola mi verrebbe da pensare di aver attraversato un fiume piuttosto che una lingua di mare! Le indicazione stradali sembrano alquanto inutili visto che questo pezzo di terra è tracciato da due sole e rettilinee strade che si incrociano perpendicolari; diciamo che è impossibile perdersi. A metà giornata ci troviamo a passeggiare in una tanto remota quanto splendida spiaggia, desolata, scaldata da un pallido ma lucente sole invernale, e passo dopo passo, cullato dal piacevole andirivieni di potenti onde il mio pensiero vola ancora una volta all’orizzonte e a quello che si nasconde dietro alla sua infinita linea: la Tazmania, ecco cosa c’è. Siamo ormai verso l’ora del tramonto e la nostra “doppia” guida in quanto autista e accompagnatrice in questi così affascinanti e remoti luoghi ci conduce nel punto più alto dell’isola per gustare in tutta la sua esplosiva bellezza il tramonto tra il frastuono di imponenti onde e il rosso sole che piano viene inghiottito dal mare. La giornata sembrerebbe conclusa qua ma solo ora viene giocato il jolly: si va a vedere i pinguini e la loro celeberrima parade! Raggiungiamo così quella porzione di spiaggia, racchiusa da una piccola baia, protetta a dovere dai rangers, dove i pinguini sono soliti tornare la notte per sfuggire ai pericoli dei predatori marini e per “socializzare” tra di loro. Prendiamo posto tra gli spalti e con grande concentrazione lotto con la gelida brezza marina e quando ormai le mie estremità avevano perso ogni contatto col mondo ecco spuntare qualcosa dal pelo dell’acqua: lo stupore è tanto ma la sorpresa molto di più. Non avrei mai immaginato che questi pinguini fossero… nani! Non superano i 30 cm e  difficilmente il chilo e mezzo. Si aspettano sulla riva, si guardano attorno e solo quando tutto il branco si è riunito di nuovo assieme sulla spiaggia, con una marcia dondolante si muovono verso l’entroterra, passandoci sotto le gradinate in cui siamo seduti e per niente spaventati si fanno osservare da vicino, fieri, dal lucente mantello e dal candido petto. Le fotografie sono proibite ed è giusto così, non è il caso di disturbare coi flash questi eleganti e nobili animali. Il freddo ora è difficilmente tollerabile e contenti del meraviglioso spettacolo appena assistito ci andiamo a rifugiare nel nostro pulmino che silenzioso ci riporta a casa. Ritornato in quello che mi sembra il mondo reale faccio per l’ultima volta lo zaino, domani si rivola a Sydney.

Aria di casa

È quasi l’imbrunire quando noto il piatto orizzonte cominciar ad essere disturbato da una serie di ingegneristiche creature umane e pian piano veniamo trascinati dal lento traffico di quella che è la seconda metropoli del continente australiano, Melbourne; subito un pensiero mi è saettato in testa come quando si ascolta una dimenticata canzone o si odora un vecchio profumo: “sono tornato a casa!” una casa che ho richiesto a burnaby homes for sale o meglio riformulato “sembra di essere in una capitale europea”. Per quanto stupido possa essere la visione di viali alberati, edifici centenari, tram, automobili europee e di gente in bicicletta sono aspetti che mai mi avevano impressionato tanto nonostante ormai siano alcuni mesi lontano dalla madre patria. Al secondo tentativo trovo un posto per la notte in quello che sarà il peggior ostello che abbia mai incontrato, vecchio, enorme e dispersivo, sporchetto per non usare altri termini ma se non altro troppo oneroso, aspetto da non sottovalutare dopo settimane e settimane di viaggio. Esco a fare quattro passi con due ragazzi tedeschi con i quali
ho condiviso l’ultimo viaggio attraverso la Great Ocean Road ed ancora una volta l’impressione di essere turista in una capitale europea si fa sentire quando vedo in mezzo a colossali grattacieli piccole viuzze ciotolate con ristorantini e boutique, carrozze trainate da fieri cavalli e gondole scivolare sul quieto fiume che attraverso al città. In una sola passeggiata sembra di essere stati ad Amsterdam, Vienna e Venezia! Ormai è sera, il sole ci ha lasciato da alcune ore e la fame inizia a sentirsi, così si decide di andare a mangiare qualcosa nell’immancabile China-Town per non spendere una montagna di soldi ma gira e rigira non si trova nulla al caso nostro e per sbaglio mi scappa di dire “ma fare la spesa e mangiare qualcosa a casa, no? Che conviene tra l’altro!”. La risposta è stata “perché sai cucinare?”. “Non ci vuole una laurea per mettere della pasta a bollire” mi sarebbe piaciuto replicare ma ho detto loro che in qualche modo ci saremmo arrangiati e li ho stupiti con una velocissima pasta al salmone. Dopo cena la stanchezza è arrivata come un macigno sulle spalle così prima che l’orologio scoccasse le 22 ero già crollato in un sonno profondo. Mi alzo tardi l’indomani e per prima cosa telefono all’amico Roberto e decidiamo di incontrarci per cena. Vado a comperare un paio di cose al negozio sotto l’ostello e nonostante ormai sia inverno non ho problemi ad uscire in felpa, pantaloncini ed infradito; tempo di fare la spesa e quel sole pallido di 15 minuti prima è stato sopraffatto da una coltre di nere nubi che da un momento o l’altro davano l’impressione di scaricare una quantità d’acqua biblica. Ma niente. Nel pomeriggio solo un perfido venticello gelido capace di intrufolarsi anche attraverso i stretti polsini della mia giacca rende la mia passeggiata a tappe per trovare un caldo conforto in musei, negozi e quant’altro al riparo dal vento. Verso le tre e mezza la luce diurna comincia a dar spazio alle luci dei palazzi che man mano il cielo si annerisce si accendono sempre più come alberi di Natale: il clima sembrerebbe quello natalizio ma siamo neanche a metà giugno… verso sera mi incontro col Betto e ancora quella strana sensazione di essere in un posto familiare si fa sentire perché oltre a riparlare italiano dopo quasi due mesi sono in compagnia di un amico di “casa”. Ce la raccontiamo un pò, ovviamente si parla di pregi e difetti dell’Australia e dell’Italia, dell’inglese, della sua famiglia, progetti futuri… tra una chiacchierata e l’altra ci dirigiamo verso il quartiere italiano di Carlton dove andiamo a prendere un caffè e un pasticcino nella migliore pasticceria della città: finalmente riassaporo un pò di prelibatezze patriottiche perché, credetemi, non è facile trovare da gustare dolci come siamo abituati a Casa nostra (ringrazio Toffolo & Co. per avermi così viziato). Il giorno dopo ho il piacere di conoscere la Betto’s family al completo, il Beltra e la sua compagna: inizio così ad abituarmi alla visione di facce più o meno note e a discorsi che spaziano da luoghi, a persone e cose legate alle mie passate esperienze del portogruarese e dintorni.