Las cataratas de Iguazù

Tutta un’altra cosa trovarsi immerso nella natura. Non più i suoni della città di sottofondo, aria pesante, gente ovunque e orizzonti interrotti. L’arrivo all’aeroporto di Iguazù è subito eloquente: la pista, una torretta e un piccolo edificio, nulla di più, solo il minimo essenziale. L’umidità è pressoché imbarazzante, il verde che mi abbraccia è brillante e pieno, la terra è rossa e così tutte le costruzioni. E variopinte farfalle mi fanno capire che sono in terra tropicale. Intensi e brevissimi rovesci sono alternati con un sole che spacca le pietre. Boccheggio. Ho bisogno di comperare dell’acqua e del cibo ma tutto è chiuso. E’ il giorno di Natale. “Ma sono tutti cristiani a ‘sto mondo!?”. Per fortuna no e trovo un minuscolo negozio di frutta e verdura che mi avrebbe così dato un pranzo e una cena e da bere. Sono salvo. Non mi resta che prepararmi al domani, a queste tanto osannate cascate, a questo spettacolo della natura che fanno di questo triplice confine, Argentina-Brasile-Paraguay, una delle principali attrazioni turistiche del cono sudamericano. E  le aspettative non sono state tradite. Difficile trovare degli aggettivi per descrivere lo stupore che mi ha lasciato a bocca aperta e occhi sgranati. Una potenza ed un’energia unica che mi ha fatto sentire inerme e minuscolo, ed ancora una volta mi sono trovato a riflettere il motivo per cui non portiamo il giusto rispetto nei confronti della Madre Terra, sfruttandola e rovinandola secondo gli incuranti principi del mondo capitalistico. Mi sono vergognato e sentito in colpa ammirandola.

Impressionante anche il contrasto di suoni che pervade questo parco nazionale: il silenzio della foresta è interrotto solo dal canto delle cicale, i corsi d’acqua affluiscono calmi e piatti imponendo la loro fragorosa presenza solo laddove precipitano da un piano all’altro. E’ una rappresentazione teatrale tanto fantastica quanto interminabile; ed è proprio per questa azione senza sosta che non riesco a darmi risposta da dove tutta questa incredibile mole d’acqua arriva, perché non si vedono montagne né mega rubinetti. E’ un equilibrio perfetto.

Piacevoli anche le storie delle tradizioni degli indigeni che tanto sembrano ricordare quelle degli aborigeni del Karijini in Australia: la legenda vuole che il corso del fiume che serpeggia fra queste terre fosse la casa del Diavolo e che gli indigeni, per comperarsi la pace da esso, sacrificassero delle vergini. Tutto scorreva per il meglio fin quando non accadde di sacrificare una fanciulla che mentì sulla sua purezza e il Diavolo se ne accorse: si alterò così tanto che preso dall’ira, con un imponente colpo della sua coda, spacco la terra creando la cascata che ancor oggi porta il suo nome, la cataratas del Diablo!