Great Barrier Reef

Ed eccoci arrivati alla destinazione finale come dice il mio biglietto dell’autobus ma il viaggio itinerante attraverso le terre australiane non è ancora finito per me perché come passo in agenzia per avere maggiori informazioni riguardo all’enorme ventaglio di scelta su immersioni, snorkeling, viaggi in barca e quant’altro sulla barriere corallina decido di pianificare anche i prossimi tour. In realtà la cosa non mi piace così tanto perché preferisco prendere decisioni al momento e non avere un piano già scritto su quel che farò e vedrò, pura libertà voglio ma realtà dei fatti è che alla fin fine ho sprecato tempo in posti dove avrei potuto stare meno e dedicarne di più in altri. In altri termini per non sprecare altro denaro sono uscito dall’agenzia con più di mille dollari in meno dalla mia tasca e un due giorni sulla barriera corallina, biglietto aereo per Alice Springs, un tour di tre giorni nel centro dell’Australia e infine altri due giorni di bus per raggiungere Adelaide. Il tutto senza sosta, un bel tour de force! Torniamo al presente perché, cosa importantissima, vestirò di nuovo i panni del sub: un totale di sette immersioni, di cui una in notturna, in una delle tante destinazioni della Great Barrier Reef. Ormai in vena di spese noleggio pure una fotocamera subacquea per avere un ricordo più vivido di quel che vedrò… ed ovviamente anche per tentare di farvi entrare nei miei panni e comprendere cosa vi è in fondo al mare. Sveglia all’alba, colazione veloce e via verso il porto per imbarcarmi nella “navetta” (non perché una piccola barca ma in quanto ci porterà a fine giornata nello yacht dove rimarrò per la notte); tempo un paio d’ore ed ecco rivestire nuovamente la wet suit, versione estiva questa volta, fare il check del mio equipaggiamento, indossare il “gillette” con la bombola, maschera e macchina fotografica e splash in acqua, più calda rispetto le mie previsioni, e via giù alla ricerca di arlecchini pesci e meravigliosi coralli. Prima volta senza istruttore e distratto dalle mille cose che mi circondano arrivo alla profondità di oltre 28 metri quando il limite per il mio livello è solo 18! Nulla di preoccupante, è come per un neo patentato fatto divieto di non eccedere i 110 Km/h in autostrada. Sbagliando si impara e così nelle seguenti immersioni dò maggiore attenzione alla mia strumentazione. Bello e basta quel che questa porzione di mare ci regala e invito ancora una volta a chi ne avesse l’occasione di provare questo genere di esperienza; nessuna foto o filmato potrà mai descrivere completamente le sensazioni che si provano nuotando a quelle profondità, apprezzare fino in fondo i colori e le forme che la natura ci riserva. Dopo la seconda immersione mi ritrovo senza energie, esausto direi e devo ancora farne altre due in giornata! Cosa che non capisco è come abbiano organizzato la giornata, o meglio, i pasti vengono immediatamente seguiti dalle immersioni, come se nulla fosse, alla faccia di quello che mamma ti ha sempre insegnato da quando sei piccolo. Mah. Fatto sta che non perdo nessuna occasione, sempre pronto a saltare in acqua. A metà giornata raggiungiamo lo yacht, sistemo le mie cose nella cabina, e via di nuovo in mare; ormai è l’imbrunire, ci viene servita la cena e dopo un rapido briefing, eh si, ancora una volta un bel tuffo in acqua ma questa volta la cosa è particolare perché in notturna. Vi domandate che c’è da vedere al buio? Me lo sono chiesto pure io e la risposta l’ho avuta quando armato di torcia abbiamo raggiunto il fondo dell’oceano e giocato coi pesci: oltre ad esserci solamente bestie dalle dimensioni ragguardevoli, questi seguono il fascio di luce come se fosse una preda e ti sembra di gestirli come marionette. Lo scopo della notturna non è prendersi solo gioco dei pesci ma è l’occasione migliore per riuscire a vedere i crostacei… ma purtroppo non è stato così per noi. Vuol dire che ci sarà un’altra volta!! Ovviamente non mi soffermo nel descrivere i panorami da copertina che tramonto e alba ci hanno regalato, vivi e profondi. La sveglia suona alle 5e30, tempo di bere una tazza di the, prepararsi per l’ennesimo tuffo, riemergere per ricaricare la bombola d’ossigeno, fare un nuovo briefing e via di nuovo ad inzupparsi! Che fatica! Per fortuna questa volta la colazione non è seguita da null’altro che un sano riposo al sole mentre lo yacht si sposta verso una nuova destinazione. Prima di pranzo la mia ultima immersione e questa volta opto per profondità non troppo spinte per poter avere più tempo a mia disposizione. Strana la sensazione provata una volta ritornato sulla terra ferma, in mezzo alla strade affollate e ai suoni di città. Che aggiungere? Date un occhio alla galleria fotografica e al piccolo filmato che ho girato, giusto per provare a rendere l’idea di cosa si prova.

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Un tuffo nel blu

Terza tappa del mio viaggio è Coffs Harbour, paese celebre per il suo monumento simbolo, la “Big Banana”, eretto per commemorare la coltivazione del suddetto frutto che assieme al turismo ha portato ricchezza a questa zona. Devo far notare che no ho fatto il turista andando a fotografare questa gettata di cemento perché come sono arrivato in paese altri backpackers mi hanno subito avvisato che se volevo veramente vedere una grande banana mi bastava avvicinarne una agli occhi. Io non me lo sono fatto dire due volte e così ho da subito concentrato la mia attenzione al corso di immersioni subacquee organizzato dall’ostello in cui ho pernottato; è bene specificare che l’ostello è gestito dagli istruttori stessi che hanno ben pensato di dare un posto per dormire ai loro allievi e non solo. Considerate che l’orario di ritrovo è alle 7e30 del mattino per cui è molto comodo trovarsi già lì dormendo fino all’ultimo minuto, che non significa 7e29 bensì 6e29, per aver tempo di digerire almeno parzialmente la colazione prima di buttarsi in
acqua. A parte i primi due giorni (di quattro totali del corso) di cui nel primo devi sorbirti otto ore di lezione e nel secondo tre ore di pratica in piscina (congelante tra l’altro ove alla fine ti ritrovi le mani talmente lesse che temi possano caderti le dita), nei restanti due la preparazione si completa in mare aperto: oh mi Dio! Incredibile, non avrei mai immaginato che ci fosse Realmente un altro mondo là sotto. Voglio dire, quando arrivi sul fondo e cominci a guardarti intorno e vedi che ci sono piante, rocce, piccoli sentieri, pesci di ogni genere gironzolare qua e là o nascondersi in qualche pertugio e poi alzi la testa e volgi lo sguardo verso l’alto ma sei talmente in profondità che tutto è azzurro come un cielo e ti è impossibile vedere dov’è la superficie dell’acqua, allora realizzi che ti trovi in un mondo parallelo. E a quel punto non puoi fare altro che comportarti come un pesce, nuotare, guardarti in giro, seguire le correnti marine e stare attento ad eventuali pericoli perché vige sempre la regolare del non toccare se non si conosce… non si sa mai da queste parti! Ed è fantastico vedere questi veri e propri muri di pesci pazzamente colorati che ti affiancano, altri che cambiano colore a seconda del tipo di fondale in cui si trovano, piccoli squali, altre cose sconosciute, altre ancora, e poi, porca miseria, c’è pure chi è riuscito a vedere una tartaruga! Che invidia! Ma l’appuntamento è rimandato, spero, ad altre immersioni.