The power of nature

Giornata di relax passata al mare, sulla lunga spiaggia di Cable Beach. E’ oramai diventato consueto per me fermarmi ad aspettare che il sole venga inghiottito dall’orizzonte ed ammirare il cielo vestirsi con piacevoli caldi colori. Questa volta in particolare, la natura ha dato un esempio di gusto artistico fuori dal comune, dall’ordinario ed io non ho potuto che rimanere lì, sdraiato ad ammirare quel lento mutare che pian piano dava spazio alla bellezze delle stelle. L’atmosfera che si è venuta a creare diffonde una tal forte energia e tranquillità che nulla sembrava poter rompere quel flebile equilibrio, i rumori svanivano, gli schiamazzi dei bambini si dissolvevano nel nulla ed io mi sentivo parte del tutto, come un unico corpo con il mondo che mi era attorno. Incantato com’ero non rispondevo più ai richiami degli amici, alle fredde brezze che pian piano iniziavano a far capolino sulla riva; totalmente assorto, nessun pensiero mi occupava la mente, mi sentivo leggero e distaccato. Ero stato ipnotizzato da madre natura, e mi piaceva. Pian piano le ultime luci del giorno stavano scomparendo, ancora pochi istanti e poi sarei tornato in me stesso, fuori da quella trance che mi stava cullando. E’ notte ormai, ho perso l’ultimo bus. Poco importa, mi sento in pace con me stesso; alzo il cappuccio della felpa e mi metto sulla via di casa.

Il volo

Che sia sempre stata una mia fantasia, su questo non c’è dubbio. Ma da quando sono arrivato in oz, mi sono accorto che in ogniddove puoi trovare manifesti o volantini per fare lo sky diving, ovvero buttarsi con il paracadute da un aereo (in volo!). Per svariati motivi ho continuamente posticipato provare l’ebrezza della caduta libera (in genere dovuto a uno stretto controllo dei miei risparmi) però mi sono trovato ad un aut-aut: in altre parole “ora o mai più!”. Così una mattina, nell’ostello in cui alloggiavo in Broome, ho facilmente reperito il numero di telefono del pazzo sky diver locale, prendendo appuntamento per un lancio in tandem (in realtà non avevo alternative poichè non sono in possesso di un brevetto idoneo); il lancio è previsto per mezzodì, nel giro di poche ore dalla telefonata, il che è stato forse un bene poichè non ho avuto tempo per eventuali “pare mentali” lasciando campo libero all’adrenalina!
Per non rischiare nessun inconveniente, evitai di mangiare qualsiasi cosa, solo una stretta diega a base d’acqua, una nuotata in piscina per alleviare la tensione e una partitina a poker per distrarmi un poco. Puntuali come degli orologi svizzeri, ecco il pulmino fare capolinea
davanti all’ostello e allontanarsi con me al suo interno. Faccio conoscenza con la moglie dell’istruttore, una donna dal sorriso che si estende da una orecchia all’altra, e mi domando se quell’espressione la usa in modo sistematico con ogni cliente, da vera professionista. Preferisco non volare via coi pensieri, tra poco volerò sul serio! In realtà non avevamo molta strada da fare, solo attraversare la strada per raggiungere l’aeroporto e in un men che non si dica mi ritrovo sulla pista di decollo, l’attrezzatura già indossata mentre mi riviene ripetuta tutto il protocollo per il lancio. Annuisco a qualsiasi cosa, anche agli starnuti, non vedo l’ora di salire a bordo di quella scatoletta di aereo, salire in alto in alto e poi…
Il trabiccolo con le ali ci mette un pochino a salire alla nostra altitudine, perfetta combinazione per ammirare le spettacolari vedute della penisola, il rosso del bush che si infrange nella sottile linea bianca della spiaggia di Cable Beach per poi disperdere lo sguardo nel magnifico oceano indiano. Ci siamo, l’altimetro segna i 12000 piedi, si apre il portellone laterale, ci avviciniamo a questo, metto i piedi fuori che poggiano sulle braccia delle ruote, ci facciamo l’ok, three, two, one…
Bello e basta, avrei voluto farne un altro immediatamente, una bellissima esperienza che va a fare da corollario alle mille altre fatte in Australia, e ancora due settimane mi separano dall’ultimo saluto a questo incredibile Paese. Un pò di malinconia già mi prende d’assalto…

Cocktail on the beach

Siamo così giunti alla fine di questo viaggietto per la west coast e ancora una intera giornata di viaggio ci distanzia dal capolinea Broome. Non si può negare che tutti noi siamo stanchi perché le ore di viaggio che abbiamo accumulato negli ultimi dieci giorni sono veramente tante: non mi voglio mettere nei panni del nostro accompagnatore costretto a guidare tutto il tempo senza break!! Stoici ma sempre con la testa sulla spalle, gente veramente preparata e di cui ci si può fidare ciecamente. Per rompere i lunghi, e talvolta assonnati, silenzi dei viaggi ci si distraeva in diversi giochi che potevano essere indovinelli (indecifrabili se non si è madrelingua inglesi!), rompicapi impossibili e versioni riadattate di pictionary (disegnando sul parabrezza del veicolo come fosse una lavagna). Il momento di sciogliere la nostra divertente compagnia, e quindi di salutarci, si stava avvicinando senza sosta e il basso sole invernale non lasciava dubbi al tramonto imminente. La meta era quasi raggiunta e senza riserve,
proposi di fare un ultimo brindisi tutti assieme, proprio sulla spiaggia, quella di Cable Beach, per concludere in bellezza la comune esperienza: “Mojito per tutti!”, gridai e ancoraggi non riesco a mandar giù dal groppone quei 35 dollari di Bacardi. Quanto costa l’alcol in oz!! Poco importa, visto che alla fine, inebriati da un fresco profumo di menta e lime, ce ne stiamo seduti sulla sabbia assaporando il nostro cocktail favorito rimanendo affascinati dai colori e dalla intesità del tramonto.
E anche questo viaggetto è finito ma percepisco che c’è qualcosa di diverso questa volta, come se avessi disceso un fiume in piena e ora mi ritrovo a valle senza possibilità di tornare indietro. Eh si, ahimè sono ormai al traguardo della mia vacanza (chiamale così!!) in australia. Non mi resta che godere di questi ultimi giorni di sole e mare…