L’ostello

Partiamo della cucina: è un campo di battaglia, piatti ovunque, bicchieri in ogni dove, avanzi del pranzo per terra ed il lavello pieno di stoviglie, ovviamente tutto rigorosamente sporco. E la cosa che mi ha colpito di più è che non mi sembrava una cosa fuori dal comune ma era quasi una situazione normale e per questo devo ringraziare i compagni di casa universitaria che, senza esagerare sullo sporco, i piatti non li lavavano mai. Non mi è così difficile la convivenza qui in ostello insieme a ragazzi provenienti da mezza europa. Tutto sommato abbiamo parecchio in comune, siamo tutti in vacanza in questa città, ci piace divertirci, giocare a poker, uscire insieme la sera.. e poi è divertente vedere quali sono le abitudini alimentari di chi ti sta vicino. Partendo dal presupposto che secondo me noi italiani ci dobbiamo ritenere fortunati per quanto riguarda la nostra tradizione culinaria, se ne vedono di tutti i colori fuori dalla nostra amata penisola, dalla pasta al pomodoro, dove quest’ultimo è semplice ketchup, ad insalate miste che più miste non si può. Sfido che poi tutti invidiano la cucina italiana!!
Bagni e camere sono al limite della decenza e poi nella camera c’è un continuo andirivieni di persone per cui la confusione non è mai troppa.
Tutto sommato non male la vita qui in ostello.

Sydney day one

Mi sveglio ripetutamente tutta la notte. Sarà un ragazzo che russa come una tromba, sarà il caldo, sarà la voglia che ho di uscire a vedere questa nuova città… fatto sta che finalmente spunta il sole e mi decido ad alzarmi e farmi una doccia. Primo dubbio: “come ci veste a metà novembre?”. Guardo fuori dalla finestra e senza esitazioni, mentre ripongo nel più profondo dello zaino maglione e felpe, mi domando chi me l’ha fatto a fare a portare quel genere di vestiario. Qui bastano pantoloncini e maglietta. Scendo in portineria e il tizio dietro al bancone inizia a spararmi frasi a raffica ed anche in questo caso annuisco come un deficiente a tutto. Avrà forse voluto dirmi alcune cose o regole riguardanti l’ostello? Chi lo sa. Finalmente esco e il sole inizia subito a farla da padrone, batte come un forsennato. Ed ecco che sorge il secondo dubbio: “E mo’?”. Decido di togliermi subito gli impegni burocratrici e così faccio spuntare fuori dal telefono un indirizzo dove so lavora una ragazza italiana e che mi può aiutare nel mio intento. Dopo una ricerca alquanto disperata riesco a recuperare una mappa della città e finalmente mi incammino con una meta. Arrivato a destinazione suono al campanello e col mio inglese ormai collaudato chiedo se lì lavora la tipa. Senza darmi risposta mi aprono e salgono. Come entro una ragazza, che scopro più tardi non essere quella che cercavo, mi squadra e mi fa: “italiano?”; allora, non vesto nulla di patriotico, non ho aperto bocca, mi sembro essere uno qualsiasi e questa mi legge in fronte che sono italiano!
Più tardi mi accorgo che quel posto è un vero e proprio covo di italiani, che vanno e che vengono, e subito riesco a trovare info per un lavoro. Non male dopotutto, visto che ho optato di iniziare con un corso di inglese e così forse riesco a pagarmelo senza intaccare troppo le mie finanze.
Torno contento all’ostello e faccio conoscenza con una decina di italiani, tra qui una ragazza che aiuta nella gestione dell’ostello, e mi accorgo che anche se ti trovi dall’altra parte del mondo, spaesato come sei nei primi giorni, è come sentirsi a casa.