Gelo a Singapore

On 21 dicembre 2013, in Singapore, by Dome

È sera, cerco di accorciare la strada per arrivare alla stazione della metro. Non so se è stata una buona scelta, mi son perso di nuovo attraversando vicoli, giardini e strade illuminate da sporadiche auto. Poi alla fine vedo un centro commerciale, la mia meta. Scendo le scale per raggiungere la mia linea e ad ogni scalino la temperatura cala di un grado. Zio billi, il mal di gola sarà assicurato.

Dieci minuti dopo risalgo al mondo “infernale” e mi par di essere arrivato in un altra città: l’atmosfera notturna emana tutta il suo appeal, gli edifici e i grattacieli appaiono come sculture, strade illuminate a festa, ponti che sembrano trasportarti nel futuro. Wow che impatto. Non posso che convincermi che questa città-stato è proprio come la raccontano, futuristica e all’avanguardia, un esempio e un modello da seguire.

Perlustro i caratteristici quartieri tenendo come riferimento lo svettante Grand Mercure Roxy, l’hotel celebre per avere la piscina sul tetto. Attraversando dei piccoli parchi faccio conoscenza con dei bei topini ma non mi sorprendo, anzi li ricollego a quelli che avevo visto la mia prima volta ad Hyde Park a Sydney. Continuo a camminare e tutto d’un tratto mi accorgo di una cosa particolare, non c’è il classico fastidioso rumore da città anzi, è piuttosto silenzioso e parlare a voce alta pare quasi di fare un dispetto.

Giungo a Marina Bay, la piccola baia simbolo del CBD ed è un tripudio di luci, no che dico, di più: l’acqua è illuminata da migliaia di luci. Ah no, ci son dei fari che illuminano dei riflettori che stanno in acqua. Ma la baia non viene attraversata da imbarcazioni mi domando?

Sono spaesato, c’è un po’ troppo di troppo. Si ok, sono stato abbagliato da un’infinità di luci ma c’è qualcosa che non mi torna. Continuo la mia passeggiata ed ecco che gli “uno” nella mia testa cominciano a sommarsi: è un lunedì sera, non sarà un weekend, cammino da un pezzo in una città capitale-stato e avrò visto si e no lo stesso numero di persone che incontri in piazza a Portogruaro. Ma la gente dove è?

Ora ho una missione, capire dove sono gli autoctoni. Inizio ad avvicinarmi alla gente e il mistero si infittisce: sento parlare lingue straniere che non son ne inglese ne “cineserie” o “indianerie”. Non riesco a darmi pace, mi intrufolo laddove ci sono attività commerciali ma la quite regna, i ristoranti tacciono e le fermate dei trasporti pubblici sono vuote. Il mistero comincia a dare spazio ad una situazione di disagio. La mia razionalità è in totale loop, l’unica risposta che mi posso dare è che la gente a Singapore ama trascorrere le serate in cima ai grattacieli. E rimarrà un arcano, non sono vestito per poter prendere un ascensore e salire al centesimo piano. Mesto ritorno sui miei passi, la stanchezza fisica e soprattutto psicologica è tanta, il mio loculo mi aspetta.

Brividi.

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