È tempo di (re)migrare

Dopo un’estate praticamente “on the water” eccomi di nuovo faccia a faccia con la realtà: come impiego il mio tempo ora che non ho un lavoro? La risposta è per me semplicissima, parto, ma per dove? per cosa fare? Queste sono due domande che tendenzialmente mi accompagnano da una vita anche per il semplice fatto che vivendo giorno per giorno non ho mai avuto grandi progetti a lungo termine. Che sia forse arrivata l’ora x e di mettere la testa sulle spalle? Può darsi. Nonostante abbia trascorso poco tempo a casa dei miei e con i miei amici, mi trovo davanti a due problemi fastidiosi quanto una spina di fichi d’india:

  1. la routine e la prevedibilità sono due canaglie, poiché per me, ma si può allargare il pensiero a tutte le persone in generale, è facile abituarsi a qualunque casa se si lascia il tempo necessario per dimenticare la nostra vera essenza.
  2. quando si sta per allontanarsi dal proprio porto familiare per avventurarsi nell’incognito è come se all’improvviso venisse a mancare il terreno sotto i piedi. In altri termini si chiama paura, un’emozione insita nei nostri geni, altro non è un benda sui nostri occhi.

Per il solo fatto che sto per prendere un aereo il mio cervello ha cominciato a macinare idee su idee. Bang!
La mia più grande paura è rimorso, il rimpianto di non averci provato. Bang bang!

Alle mie spalle c’è uno zaino vuoto e una serie di vestiti sul letto ed una decisione presa. Tra poche ore ho un aereo che mi aspetta. Direzione est e spazio alla fantasia.

Uno sguardo dietro alle spalle

È una domenica pomeriggio, sono seduto sulla poltroncina della mia camera, nell’assoluta solitudine a sorseggiare un the guardando attraverso la finestra il rosa tramonto venire sopraffatto rapidamente dal buio della notte. Quale ghiotta occasione per riflettere, così a ruota libera. E visto che oramai siamo agli sgoccioli del presente anno mi faccio sedurre dall’idea di fare un resoconto degli ultimi mesi ma senza annoiarmi troppo, un veloce excursus.

Nei primi cinque mesi dell’anno, come libero professionista, ho lavorato presso l’ospedale pubblico di Ferrara. I primi pensieri che associo a quel periodo sono veramente tanti, e più ci penso più mi accorgo di quanto intensa sia stata quell’esperienza: le sveglie alle 5 del mattino, la compagnia del team di Caterpillar am, la neve, il ghiaccio, la nebbia, il terremoto in Emilia e le successive scosse, la routine delle cene in hotel ma soprattutto la compagnia dei colleghi della radiologia con cui trascorrevo le mie dodici ore di lavoro quotidiane. Per carità, io sono un gran ed instancabile lavoratore ma le persone con le quali ho collaborato hanno reso le mie giornate meno pesanti, anzi piacevoli perché mi sono integrato facilmente e loro al mio stile di lavoro. Un ricordo particolare ce l’ho per gli infermieri, persone ricche di umanità, semplici e sempre disponibili: un grazie profondo va a tutti Marco, Davide, Silvia, Mara, Paola e anche a chi ho dimenticato di nominare. Ma un abbraccio speciale va a Patrizia.
Così come per le passate esperienze lavorative, con un pizzico di dispiacere ho dovuto salutare anche queste belle persone per lasciare spazio ad altre avventure.

Segue una meritata vacanza ospite dell’armatore Giovanni e della sua famiglia, la moglie Sonia e il giovine Domenico. Quelle sono state le settimane più belle per uno che ama il mare: veleggiato dalla Croazia alla Puglia e fino alle bocche di Cattaro; sempre filato tutto liscio e senza intoppi, vento a favore, tempo favoloso, dormito in meravigliose baie, ammirato il cielo stellato ed anche in questo caso ottima compagnia che rende dopotutto speciale ogni cosa. In quei giorni, nonostante il sole infernale o le giornate di onda in poppa che ti rivoltavano stomaco e limitrofi, (ri)cresceva in me la voglia di far della barca il mio lavoro, anzi la convinzione aveva raggiunto apici che mai avevo toccato prima negli ultimi anni. Era giunta l’ora di fare sul serio, di cercare lavoro nel campo nautico ma solo dopo aver concluso il mio prossimo lavoro.

Chi l’avrebbe mai detto che sarei andato a lavorare in Albania? E chi l’avrebbe detto che il mio primo contratto da dipendente lo firmassi con una società di Tirana? In realtà la società è italo-albanese, la cui controparte italiana è di un ospedale di Trieste per cui già lavorai prima di partire per l’Australia, per tanto la risposta alle precedenti domande è facile da intuire. Per la serie “chi semina raccoglie”, mentre prestavo servizio a Ferrara venni contattato dai miei primi datori di lavoro domandandomi se ero interessato a prendere in mano la radiologia per questo nuovo ospedale in Albania: chiaro che si, mi piacciono questi imprevisti della vita! Raggiunsi l’ospedale in piena nottata del 4 luglio, dopo esser sbarcato la stessa mattina a Dubrovnik, salutato Giovanni e famiglia e aver superato mille peripezie coi trasporti croati-montenegrini-albanesi. Dell’Albania parlerò nei prossimi post.

Sono praticamente trascorsi sei mesi da quando sono arrivato a Tirana, agli sgoccioli del mio contratto e tra una settimana sarò nuovamente in Italia. Ho già un lavoro che mi aspetta per un paio di mesi (sempre grazie alla metafora sopra descritta del contadino) ed avrò il tempo di mettermi alla ricerca di un lavoro da marinaio: il 2013 sarà un anno di mare.

Fuori dalla finestra è buio, le montagne sono state inghiottite dalla notte e le luci della città fanno emergere i profili dei palazzi. Si sentono colpi di petardi  susseguirsi ma non è per l’imminente capodanno, son mesi che li sento. Presto sarò costretto a salutare nuovamente le persone con cui ho lavorato e stretto amicizia. Dispiace, è dura ma è il prezzo di chi vive da semi-residente.

Buon anno a tutti.

Discorsi di una notte di mezza primavera

Di una cosa sono convinto: prima o poi le regole del gioco cambiano. E mi riferisco alla situazione del Sud America nei confronti delle vecchie signore, USA in primo luogo e quindi Europa.

Quanti di voi sono informati sui fatti che stanno dando un nuovo assetto agli stati dell’America Latina? E’ francamente difficile riuscire a leggere nei giornali (la TV non la menziono nemmeno!) notizie riguardo al Mercosur, alle difficoltà che il Paese a stelle e strisce inizia ad accusare nella sua impotenza a manovrare i loro mercati, alla rivoluzione Cubana, alla forte figura di Lula che sta facendo del Brasile una nazione libera da compromessi e pressioni.

Per me viaggiare significa anche questo: imparare e scoprire di mano mia la gente e la storia del territorio in cui mi trovo, crearmi una mia opinione al di fuori degli schemi imposti dai media e quindi capire quanta ipocrisia veleggia riguardo a cose che nemmeno sappiamo. Questo è un fatto che odio, per tutte quelle indescrivibili conseguenze che si nascondono dietro a innumerevoli parole plagiate da uomini Continua a leggere Discorsi di una notte di mezza primavera

Il social network di ieri

(Guest post tratto da una mail ricevuta di recente)

[…] Alla fine sono rimasta qui. Sono stata a tentennare per un bel po’ giù in reception con Carolina, ci siamo pappate dei dolcetti alle noci indiani e poi è arrivato il capo ostello, che ci ha intrattenute finchè non mi è arrivato il messaggio di Domenico che diceva di essere troppo stanco per uscire (risparmiandomi così un bel po’ di ore di intontimento totale domani a lezione!). Tanto ci saranno altre occasioni. Mi spiace per il tipo in stanza con me, al quale avevo detto che ci saremmo visti al locale, ma è comunque uscito coi suoi amici quindi poco male. Alla reception ho conosciuto anche un ragazzo, Fabio, che ha vissuto in ostello per un mese prima che io arrivassi, anche lui alla ricerca di una casa.

E’ proprio vero che questi posti ti portano a parlare, a raccontare di te e ad ascoltare della vita degli altri, delle loro esperienze, dei loro Continua a leggere Il social network di ieri

4 importanti domande da fare a te stesso

1) Sono soddisfatto del mio lavoro? Viene incontro a miei bisogni e soddisfa i miei desideri?

Il tuo lavoro non deve esistere solo per garantire un reddito per il resto della tua vita. Domandati: per che cosa sto lavorando? Sto lavorando per sopravvivere o per vivere la vita? Se il tuo lavoro va incontro ai tuoi obiettivi, questo è fantastico. Se così non fosse, forse è il momento di fare un cambiamento.

2) Ripensa a quelle volte che hai lasciato il tuo Paese. Cosa hai imparato durante quei viaggi? Pensi di avere di più da imparare?

Nonostante non abbia viaggiato abbastanza, penso di poter affermare in tutta sicurezza che quello che ho imparato fino ad ora è stato stupefacente. Immergersi in altre culture, scambiare le proprie opinioni con persone di altro background culturale e sociale, respirare l’aria di mare e osservare il mondo da remoti altopiani, sono esperienze che nessuna scuola è in grado di insegnarti. Solo la strada è Continua a leggere 4 importanti domande da fare a te stesso

Il senso del viaggio… In pillole

Mi è accaduto molto spesso mentre viaggiavo per l’Australia, ed anche ora che mi trovo in Italia. Parlo con persone che sanno dove sono stato e cosa ho fatto e sempre mi dicono “Wow, fico! Mi piacerebbe fare lo stesso!”.

La mia risposta è sempre la stessa, suonerà noiosa o scontata, ma è la verità: “Cosa ti trattiene a farlo?”

Non voglio passare per un critico o dare sentenze; sto solo cercando di capire quali siano le motivazioni e le priorità delle persone. Ci potrebbero essere delle importanti motivazioni per cui qualcuno non viaggia tanto, ma il più delle volte quello che le mie orecchie sentono sono una variante di queste risposte:

“Non ho soldi per viaggiare.”

Più che giusto se è vero, ma per la maggior parte delle persone che hanno detto questo, sarebbe corretto dire, “Ho scelto di spendere i soldi in altre montagne di cose, così che ora non ho soldi per viaggiare”. L’Italia, per quanto se ne dica, è un Paese con una buona ricchezza e molti di noi sono vittime del consumismo, di quella subdola e falsa necessità indotta che ti svuota il portafogli a tradimento. Se non mi credete provate a vedere quante cose avete con voi Continua a leggere Il senso del viaggio… In pillole

Cambio di rotta

Mai più di ora posso affermare che le mie abitudini e attitudini al viaggiare sono cambiate radicalmente nel giro di alcuni anni. Certo che le mie disponibilità sono aumentate da che ho finito con l’università e cominciato a lavorare seriamente, perciò la mia testa è più propensa all’idea di farsi qualche giorno qua e là per spezzare la monotona routine lavorativa quotidiana. Ma credo che alla base di tutto ciò ci sia questa nuova forza che mi spinge in modo prepotente a cambiare aria e scoprire nuovi posti; proprio per questi motivi non mi sono fatto mancare una insana corsa in macchina per festeggiare il capodanno tra Barcelona, Valencia e il principato di Andorra (il tutto fatto in 4 giorni!!), un weekend a Praga verso la fine di gennaio con la ciurma del nascente progetto Adormo (www.adormo.com) e un viaggetto a Dublino di una settimana fa. E già guardo a come impegnare alcuni giorni di fine luglio che mi son preso di ferie. E per quale motivo faccio tutto questo? Essenzialmente perché necessito di mantenere il mio inconscio
in una situazione di instabilità, per non riadattarmi a quelle abitudini “di casa” che mi vanno strette e non mi aiutano a crescere forte sulle mie gambe. Ecco il motivo per il quale lavorerò ancora per pochi mesi vestendo il camice bianco (praticamente da questo autunno mi rimetterò in cammino sulla strada) a favore di una “carriera” da freelance, o quasi! Dovrò saper gestire meglio il mio tempo, imparare cose nuove, leggere montagne di libri riguardo internet e simili, esercitarmi con la fotografia (magari guadagnandoci qualcosa) per poi tentare di vendere le mie conoscenze. E infine seguire il mio sogno di lavorare su una barca a vela, meglio se in mari tropicali, eh eh. 8)

Queste sono quel genere di sfide che piacciono a me, quelle in cui parto da zero, senza certezze e senza appigli, dove tutto dipende da me e dalle mi e capacità di leggere le situazioni e girarle a mio favore. Insomma, non mi piace la pappa pronta e non disprezzo assaggiare piatti di cucine remote. Ergo, sono sempre più convinto quale sia la giusta strada da intraprendere.