Emergenza nazionale

Gli incendi che stanno colpendo il Victoria, zona sud-est di questa immensa nazione, hanno fatto il giro del globo attraverso crudeli e selvaggie immagini televisive. E’ difficile spiegare la complessità di queste terre, un delicato equilibrio ecologico che tutt’ora fa fatica a riprendersi dall’ultima piaga dell’estate 2001. Difatti in quelle terre, in mezzo a tanto verde, i tronchi neri degli alberi superstiti a quel catastrofico incendio, che si estese fino ad un’area superiore al nostro veneto, sono testimoni di una brutlità di cui non si conosce la causa, o per lo meno non si è scoperto il colpevole, natura o piromane che sia. L’estate è torrida, ripeto, l’estate è torrida. Se vi viene detto di non uscire di casa nelle ore di picco, non fatelo; non è un consiglio, è un obbligo perchè se non si e’ familiari con queste temperature e climi non si è in grado di comprendere la criticita’ della situazione. I 40 gradi si raggiungono anche in Italia ma non si mantengono per giornate intere, l’aria calda ti asciuga le fauci, ti strema e una zona d’ombra non è
abbastanza per recuperare le energie. Un vero e proprio forno ventilato, dove una semplice scintilla è in grado di generare fuoco e fiamme dal nulla, il vento agisce come acqua gettata sulla benzina, lo sparge ovunque ad una velocita’ in controllata. Questo è quel che è accaduto in questi giorni, molteplici incendi si sono scatenati nel bush (le nostre zone di campagna), e i fuochi alimentati da questi potenti e improbabili venti hanno trovato l’ambiente perfetto per provocare fiamme alte come palazzi in grado di avanzare ad una velocità vicina al mezzo metro al secondo. Pauroso. E letale. La velocità è la causa alla basa delle centinaia di persone che hanno perso la casa, la famiglia, la vita. Senza dimenticare tutti gli animali che vivono in questo privilegiato habitat, anche loro in enorme difficoltà. Sono stati individuati alcuni piromani ma la colpa non è solo loro, continuano le indagini e l’interminabile lavoro dei vigili del fuoco.

It’s xmas again!

Siamo nel cuore dell’estate e come l’anno scorso le pioggie fanno da padrone, manco fossimo in area tropicale dove i mansoni dettano legge. Devo ammettere pero’ che tutto questo mal tempo ha giovato al mio rendimento scolastico, facendomi evitare troppe estive distrazioni concentrandomi su future perfect, conditionals e tanti tanti writing. Considerando le mie prime orribili valutazioni (generalmente 4-5 su 9 punti totali) ora sono riuscito a raggiungere livelli insperati, sfiorando il tanto bramato 7, che mi permetterebbe di fare richiesta di lavoro come tecnico di radiologia in australia come nel resto del mondo. Un traguardo che sarebbe come un sogno per me. Natale l’ho trascorso come ogni altra vacanza che si rispetti, svegliandomi senza preoccuparmi dell’orario, passeggiatina nell’immenso parco sotto casa, piccola siesta all’ombra di un albero, alcune pagine di sana lettura inglese aspettando i placidi colori del cielo al tramonto. Questo piu’ o meno e’ stato il programma delle mie due settimane di vacanza,
rilassanti e all’insegna del risparmio, in previsione di una scappatina all’estero a fine studi. Al momento la mia unica preoccupazione e’ di riuscire a trovare un instituto che mi permetta di dare il mio test d’inglese prima di marzo dato che la scadenza del visto e’ in quel mese. L’unica soluzione appare essere fuori Sydney, non proprio a portata di mano, in altre parole a Melbourne; esiste solo un enorme problema: per iscriversi bisogna andare di persona! Nonostante mille telefonate non sono riuscito a persuadere la segretaria nel farmi iscrivere in via telematica ma se non altro mi ha garantito il restante posto vacante se mi fossi presentato prima di una certa data. Sfortuna vuole che siamo in periodo di ferie e le scuole sono chiuse, per cui non potendo fare nessuna capatina nella capitale del Victoria nel frattempo, ho dovuto prenotare l’aereo per i primi giorni lavorativi di gennaio ad un prezzo esagerato (me tapino!). Partenza alle 6 di mattina e ritorno verso le nove di sera, tutto in giornata. Sara’ una bella maratona…

Deliziati dal dottore

[youtube width=”400″ height=”300″]http://www.youtube.com/watch?v=91uS2CpEAJg&feature=youtube_gdata[/youtube] Una domenica indimenticabile! Ma partiamo dal principio. Mi prendo un weekend di vacanza da Sydney e mi trasferisco a Melbourne per incontrarmi con alcuni amici decisi a condividere l’esperienza della motoGP assieme. Siamo quasi nella meta’ della primavera ma alle 5 dellamattina fa ancora parecchio freddino, non avessi mai indossato i pantaloncini! Che sofferenza!! Dopo un paio di ore di macchina raggiungiamo la celebre Phillip Island, sede di uno dei piu’ affascinanti circuiti, se non altro per la posizione geografica, proprio di fronte a l’oceano. Che poesia. Bando alle ciance, la temperatura e’ ancora severa e rigida e raggomitolato in me stesso attendo vibrante che il sole faccia il suo dannato lavoro. E’ pieno di gente, esibizioni di ogni genere, armonie di rombanti motori provenire da ogni dove, merchandising della motoGP, Stoner e Rossi. Considerando che l’australiano Stoner corre in casa ed ha diritto ad un suo stand, beh che dire, Vale anche su questo versante detta legge, quasi a voler dire che lui e’ il rappresentante di questo sport, un sinonimo dei motori a due ruote. Nell’attesa che le gare comincino, faccio in tempo a conoscere di persona la fresca regina di questo campionato, la Yamaha M1 del dottore, un vero e Continua a leggere Deliziati dal dottore

Inverno atipico

Eccomi riapparire in quel di Sydney quando ormai il calendario segna metà giugno. Ritorno ad appropriarmi del mio letto in ostello e, sorpresa, ritrovo alcuni amici che avevo lasciato prima di intraprendere il mio viaggio e così iniziamo i festeggiamenti tra racconti d’esperienze vissute tra qualche bicchiere di troppo. Inizia così la caccia a qualche lavoretto per tentare di ristabilire le ormai scarse finanze e come per magia torno ad impugnare carte vetrate, antiruggine, pennelli e via a fare il manovale. È però inverno e talvolta il tempo non mi permette di lavorare all’aperto e trovo soluzione andando a fare alcuni lavori tipo traslocatore, giardiniere.. insomma quel genere di occupazioni in cui usi poco la testa e molto le “gambe”.. Sono stato anche incaricato come tuttofare nel mese di vacanza del boss dell’ostello, praticamente ogni cosa da riparare, il barbeque del venerdi e i pancakes della domenica erano cosa mia, insomma gli ho fatto da vice. Tutto ciò non è stato sufficiente per stare tranquillo col conto in banca soprattutto in previsione di pagarmi scuola, il nuovo visto senza poi dimenticare affitti e cibarie varie e alla fine, con un pò di riluttanza, ritorno a fare il più remunerativo lavora da pizzaiolo nel posto dove avevo già lavorato, giusto in tempo per vedere Russel Crowe e Megan Gale venire a mangiare qualcosa per pranzo. In realtà non sono rimasto a faticare a lungo in quella pizzeria perché per una incomprensione di tempi e orari sono stato licenziato in quanto non combaciavo con le richieste del pizzaiolo capo. O almeno così è quel che mi ha detto.. In tutto ciò ho trovato anche il tempo per fare qualcosa di divertente e diverso: sono stato all’inaugurazione del primo Apple store australiano e non di meno dell’emisfero australe (ero tra i primi 100 a mettere piede in questo futuristico negozio a 3 piani), ho compilato il modulo delle tasse per avere indietro parte dei soldi che i miei datori di lavoro hanno versato come contributi, sono andato allo stadio a vedere un match di footy, in altre parole una mezza via tra rugby, calcio e basket di cui gli australiani, inventori di questo sport, ne vanno pazzi; mi sono svegliato nel bel mezzo della notte per andare a vedere le partite della nazionale perdere ai rigori e per finire ho fatto un pò di movida notturna in alcuni club e disco di questa giovane città. Rare volte mi sono trovato a battere i denti dal freddo tant’è che che sono sopravvissuto senza un guardaroba provvisto di maglioni, sciarpe e guanti.. mai sotto i zero gradi e solo dopo il tramonto ero costretto a indossare le scarpe al posto delle infradito. Oh, che sia chiaro, non è estate tutto l’anno qua come in tanti turisti poco informati sono rimasti scioccati quando sono atterrati per la prima volta in Australia pensando di vestire maniche corte anche a ferragosto (suona alquanto strano, lo so). Se proprio vuoi bel tempo tutto l’anno puoi andare a Darwin dove la temperatura è mediamente 30 gradi tutti i santi giorni! Il resto del tempo l’ho trascorso girovagando per Sydney e dintorni alla ricerca di una casa (con scarsissimi risultati) e salutando tanti compagni pronti a ritornare in patria. Se solo mi fermo a pensare un momento quanto persone ho avuto il piacere di conoscere in questi ultimi mesi, la cifra è parecchio alta tanto che difficilmente potrei ricordarmi tutte le facce..

In gita

Prima di lasciare la capitale del Victoria per fare ritorno a Sydney decido di andare a visitare la vicina Phillip Island, sede di uno dei più belli circuiti della motogp (a mio modesto parere). Ovviamente ignorante di questi luoghi non sapevo che la stessa isola è più famosa per un altro affascinante particolare: la “Penguin Parade”. Ma partiamo dall’inizio. Mi muovo con un tour organizzato e come prima tappa veniamo portati in una prestigiosa azienda vinicola locale, dove, circondati da uno stupendo paesaggio collinare con vista sul mare e sole abbagliante, ci fanno assaporare varie qualità di vino, dai rossi ai bianchi, dai dolci ai passiti cosicché alle 11 di mattina eravamo tutti “storti” ma felici. Prima di approdare sull’isola facciamo in tempo a fare uno stop in una sorta di zoo ma assomigliante maggiormente ad un ospedale per animali (tipici australiani): dai koala ai coccodrilli, dagli immancabili canguri agli emu, uccelli e pappagalli di ogni genere e colore, pecore, caproni e tant’altro; inoltre, come special guests, un coppia di diavoli della Tazmania. Che dire, un vero e proprio incontro ravvicinato del primo tipo con la natura. Di nuovo a bordo del pulmino finalmente ci dirigiamo verso la tanto attesa isola e con gran mio stupore ci lasciamo alle spalle l’ultimo paesino della terra ferma, San Remo, prima di percorre un misero ponticello per raggiungere l’altra riva. Se non fosse perché so che è un’isola mi verrebbe da pensare di aver attraversato un fiume piuttosto che una lingua di mare! Le indicazione stradali sembrano alquanto inutili visto che questo pezzo di terra è tracciato da due sole e rettilinee strade che si incrociano perpendicolari; diciamo che è impossibile perdersi. A metà giornata ci troviamo a passeggiare in una tanto remota quanto splendida spiaggia, desolata, scaldata da un pallido ma lucente sole invernale, e passo dopo passo, cullato dal piacevole andirivieni di potenti onde il mio pensiero vola ancora una volta all’orizzonte e a quello che si nasconde dietro alla sua infinita linea: la Tazmania, ecco cosa c’è. Siamo ormai verso l’ora del tramonto e la nostra “doppia” guida in quanto autista e accompagnatrice in questi così affascinanti e remoti luoghi ci conduce nel punto più alto dell’isola per gustare in tutta la sua esplosiva bellezza il tramonto tra il frastuono di imponenti onde e il rosso sole che piano viene inghiottito dal mare. La giornata sembrerebbe conclusa qua ma solo ora viene giocato il jolly: si va a vedere i pinguini e la loro celeberrima parade! Raggiungiamo così quella porzione di spiaggia, racchiusa da una piccola baia, protetta a dovere dai rangers, dove i pinguini sono soliti tornare la notte per sfuggire ai pericoli dei predatori marini e per “socializzare” tra di loro. Prendiamo posto tra gli spalti e con grande concentrazione lotto con la gelida brezza marina e quando ormai le mie estremità avevano perso ogni contatto col mondo ecco spuntare qualcosa dal pelo dell’acqua: lo stupore è tanto ma la sorpresa molto di più. Non avrei mai immaginato che questi pinguini fossero… nani! Non superano i 30 cm e  difficilmente il chilo e mezzo. Si aspettano sulla riva, si guardano attorno e solo quando tutto il branco si è riunito di nuovo assieme sulla spiaggia, con una marcia dondolante si muovono verso l’entroterra, passandoci sotto le gradinate in cui siamo seduti e per niente spaventati si fanno osservare da vicino, fieri, dal lucente mantello e dal candido petto. Le fotografie sono proibite ed è giusto così, non è il caso di disturbare coi flash questi eleganti e nobili animali. Il freddo ora è difficilmente tollerabile e contenti del meraviglioso spettacolo appena assistito ci andiamo a rifugiare nel nostro pulmino che silenzioso ci riporta a casa. Ritornato in quello che mi sembra il mondo reale faccio per l’ultima volta lo zaino, domani si rivola a Sydney.

Aria di casa

È quasi l’imbrunire quando noto il piatto orizzonte cominciar ad essere disturbato da una serie di ingegneristiche creature umane e pian piano veniamo trascinati dal lento traffico di quella che è la seconda metropoli del continente australiano, Melbourne; subito un pensiero mi è saettato in testa come quando si ascolta una dimenticata canzone o si odora un vecchio profumo: “sono tornato a casa!” una casa che ho richiesto a burnaby homes for sale o meglio riformulato “sembra di essere in una capitale europea”. Per quanto stupido possa essere la visione di viali alberati, edifici centenari, tram, automobili europee e di gente in bicicletta sono aspetti che mai mi avevano impressionato tanto nonostante ormai siano alcuni mesi lontano dalla madre patria. Al secondo tentativo trovo un posto per la notte in quello che sarà il peggior ostello che abbia mai incontrato, vecchio, enorme e dispersivo, sporchetto per non usare altri termini ma se non altro troppo oneroso, aspetto da non sottovalutare dopo settimane e settimane di viaggio. Esco a fare quattro passi con due ragazzi tedeschi con i quali
ho condiviso l’ultimo viaggio attraverso la Great Ocean Road ed ancora una volta l’impressione di essere turista in una capitale europea si fa sentire quando vedo in mezzo a colossali grattacieli piccole viuzze ciotolate con ristorantini e boutique, carrozze trainate da fieri cavalli e gondole scivolare sul quieto fiume che attraverso al città. In una sola passeggiata sembra di essere stati ad Amsterdam, Vienna e Venezia! Ormai è sera, il sole ci ha lasciato da alcune ore e la fame inizia a sentirsi, così si decide di andare a mangiare qualcosa nell’immancabile China-Town per non spendere una montagna di soldi ma gira e rigira non si trova nulla al caso nostro e per sbaglio mi scappa di dire “ma fare la spesa e mangiare qualcosa a casa, no? Che conviene tra l’altro!”. La risposta è stata “perché sai cucinare?”. “Non ci vuole una laurea per mettere della pasta a bollire” mi sarebbe piaciuto replicare ma ho detto loro che in qualche modo ci saremmo arrangiati e li ho stupiti con una velocissima pasta al salmone. Dopo cena la stanchezza è arrivata come un macigno sulle spalle così prima che l’orologio scoccasse le 22 ero già crollato in un sonno profondo. Mi alzo tardi l’indomani e per prima cosa telefono all’amico Roberto e decidiamo di incontrarci per cena. Vado a comperare un paio di cose al negozio sotto l’ostello e nonostante ormai sia inverno non ho problemi ad uscire in felpa, pantaloncini ed infradito; tempo di fare la spesa e quel sole pallido di 15 minuti prima è stato sopraffatto da una coltre di nere nubi che da un momento o l’altro davano l’impressione di scaricare una quantità d’acqua biblica. Ma niente. Nel pomeriggio solo un perfido venticello gelido capace di intrufolarsi anche attraverso i stretti polsini della mia giacca rende la mia passeggiata a tappe per trovare un caldo conforto in musei, negozi e quant’altro al riparo dal vento. Verso le tre e mezza la luce diurna comincia a dar spazio alle luci dei palazzi che man mano il cielo si annerisce si accendono sempre più come alberi di Natale: il clima sembrerebbe quello natalizio ma siamo neanche a metà giugno… verso sera mi incontro col Betto e ancora quella strana sensazione di essere in un posto familiare si fa sentire perché oltre a riparlare italiano dopo quasi due mesi sono in compagnia di un amico di “casa”. Ce la raccontiamo un pò, ovviamente si parla di pregi e difetti dell’Australia e dell’Italia, dell’inglese, della sua famiglia, progetti futuri… tra una chiacchierata e l’altra ci dirigiamo verso il quartiere italiano di Carlton dove andiamo a prendere un caffè e un pasticcino nella migliore pasticceria della città: finalmente riassaporo un pò di prelibatezze patriottiche perché, credetemi, non è facile trovare da gustare dolci come siamo abituati a Casa nostra (ringrazio Toffolo & Co. per avermi così viziato). Il giorno dopo ho il piacere di conoscere la Betto’s family al completo, il Beltra e la sua compagna: inizio così ad abituarmi alla visione di facce più o meno note e a discorsi che spaziano da luoghi, a persone e cose legate alle mie passate esperienze del portogruarese e dintorni.

Nel sud australiano

Mi sveglio di buon’ora, fagocito qualcosa per colazione e me ne vado a fare due passi per la città. Anche oggi la sensazione è di camminare per strade fantasma, nessuno, e ripeto dico nessuno si vede all’orizzonte, nemmeno un bus o una macchina; eppure è lunedi, come mai alle nove di mattina non c’è vita? In totale disorientamento mi dirigo verso quello che ritengo il centro e poi ancora al parco verdissimo che si affaccia sul fiume dove alcuni alti edifici ne dominano la vista: è il bellissimo campus universitario di Adelaide e ammetto in tutta onestà che il solo pensare di poter essere ancora studente mi ha quasi fatto scendere una lacrima di nostalgia. Ritornando verso il centro abitato inizio a scorgere alcune bandiere sventolare da alcuni edifici e finalmente un numero più consistente di genere umano muoversi per le strade, e passando di fronte a un giornalaio leggo che oggi è il compleanno della regina e finalmente risolvo il mistero, è ancora un giorno di festa! Subito un pensiero mi sfreccia in testa: saranno aperti i supermercati o dovrò replicare riso in bianco anche per pranzo e cena? Dimenticando il mio giro turistico vado alla ricerca dei supermercati ma nonostante siano ormai le undici le serrande davanti alle porte fanno poco sperare; la mia missione ora è scovare un negozietto che venda qualcosa che possa modificare almeno minimamente il mio menù. Mi ci è voluta un’ora e mezza ed un marcia attraverso la periferia per trovare un piccolo alimentari e soddisfare così le mie esigenze; la giornata è salva. Il resto della giornata lo trascorro facendo un bucato e riorganizzando per l’ennesima volta lo zaino visto che l’indomani partirò in direzione Melbourne attraverso una famosa strada australiana, la “Great Ocean Road”, un nome che il solo suono mi fa ben sperare. Alle 6 e mezza del mattino mi ritrovo di nuovo a sedere in un pulmino, si gira per le stradine della città per raccogliere altri “vagabondi” e via verso una nuova avventura: si viaggia per rettilinee strade e il paesaggio che ci troviamo intorno è di soli pascoli per chilometri e chilometri. Dopo pranzo il nostro pulmino arranca nelle salite di montagna e a passo d’uomo raggiungiamo alcuni punti turistici dove tra sentieri e cascate d’acqua facciamo conoscenza per la prima volta di un wallabi, una sorta di canguro dalle dimensioni più piccole, e della conseguenza di un immenso incendio che colpì questi luoghi quattro anni fa: tutti gli alberi sopravvissuti al triste evento portano tutt’oggi le cicatrici ovvero la loro corteccia è nera, carbone, ed fa uno strano effetto guardare nel bosco il contrasto dei plumbei tronchi con le verdeggianti foglie. La notte la trascorriamo in un ostello di montagna gestito da aborigeni e l’indomani mattina siamo invitati dagli stessi nel loro centro turistico dove ci raccontano alcune tradizioni del loro popolo, un intreccio di realtà e fantasia difficili da comprendere realmente dalle nostre menti occidentali. Nel pomeriggio ci lasciamo alle spalle le montagne e il South Australia, siamo ormai nel Victoria e come benvenuto dobbiamo attendere il passaggio di una mandria di mucche che attraversa la strada per dirigersi alla stalla: la cosa buffa è che gli allevatori si muovono con moto cross e quad, l’unico modo per poter gestire agevolmente quel numero spropositato di bestie e talvolta è richiesto anche l’uso di un elicottero. Nulla di esagerato credetemi, tutto ciò è necessario se si pensa che non è raro che alcuni pascoli raggiungono un’estensione pari a quella di una regione italiana. Finalmente siamo sulla grande strada oceanica, abbiamo la costa e il blu alla nostra destra e il panorama per quanto semplice è mozzafiato; tra le mille soste attraverso i vari lookout possiamo apprezzare in tutta pace e tranquillità questi enormi massi che come soldatini (qui li chiamano “apostoli” ma non ho capito il perché) si ergono in mezzo al mare e vegliano le alte mura della costa. E mentre te ne stai lì coccolato dal suono del mare guardando l’orizzonte e realizzi che oltre non c’è null’altro che il polo, allora si che ti domandi “ma dove diavolo sono arrivato? Più in là non posso andare!”. La notte la trascorriamo come gran signori in una villetta fronte mare giocando a carte davanti ad un camino acceso. L’indomani viaggiamo ancora una volta attraverso strade di montagna e pure qui i boschi hanno subito lo stesso trattamento di quelli del giorno prima e considerando che abbiamo percorso centinaia di chilometri è spaventoso immaginare quanto esteso fu tale l’incendio; una vera piaga per chiunque, dagli animali all’uomo. A metà giornata siamo ormai arrivati alla meta, le strade cominciano ad allargarsi, a farsi affollate e non appena arriviamo alle porte di Melbourne ci imbottigliamo nel traffico delle grandi città: uno shock in un certo senso se considero che l’ultima grande città è stata Sydney, e dopo molto tempo trascorso anche nel nulla, non è facile riprendere contatto con palazzi e grattacieli che ti riempiono gli spazi e sbarrano la vista. Ben (ri)tornato nel mondo “normale”!