Facciamo alcuni paragoni

Il weekend a sydney si presenta come quello inglese. Già dalle prime ore del pomeriggio c’è chi inizia a fagocitare le prime pinte di birre e un po’ alla volta tutta la gioventù si ritrova nei pub e per le strade a far gran cagnara. E qui comincia il bello: si vedono personaggi di ogni genere, da improbabili artisti di strada a ragazzi che stramazzano al suolo in preda ad esilaranti crisi di alcol, da ragazze vestite in stile carnevalesco a macedonie di lingue che si possono sentire passeggiando tra le verdi vie della città. C’è veramente di tutto e per qualsiasi gusto. E nonostante i fiumi di alcol che sono stati bevuti la situazione non degenera più di tanto..in altre parole non ti senti mai nel posto sbagliato al momento sbagliato. E questo è una gran cosa!

A scuola d’inglese

È trascorso anche il secondo giorno di scuola. Dopo un test di valutazione mi hanno classificato come un “pre’intermediate”, in pratica sono ad un livello poco superiore a “the pen is on the table”. Mi ritrovo in classe con un paio di italiani, alcuni brasiliani, altrettanti tailandesi, coreani, polacchi, cinesi e anche giapponesi. È divertente e le ore passano molto velocemente. Per me è impossibile capire l’inglese dei cinesi e soprattutto dei giapponesi, sembra che parlino la loro lingua madre, con la stessa cadenza. E poi a pranzo mangiano solo chicken and ribe o noodles. Porca miseria che roba! Inoltre qui a scuola ho avuto conferma di una cosa molto strana, ovvero che nei bagni non si vede nemmeno l’ombra delle spazzole del water (o come diavolo si chiamano). Ma in australia non c’è abitudine nell’utilizzarli? Prima o poi rivolgerò questo mio dubbio a qualche personaggio autoctono!

Sydney e dintorni

Oggi sono andato in avanscoperta della città, ma nei distretti che fanno da contorno al vero centro. Abituato alle distanze di casa nostra mi sono detto “ma si andiamo a piedi” e così mi sono incamminato verso la mia stessa rovina, perchè oltre a non essermi equipaggiato con una mappa di tutto il comprensorio mi sono perso ripetutamente tra vie tutte uguali e per buone 6 ore di ininterrotta passeggiata mi sono maledetto per le mie contorte pensate. Ora mi ritrovo un ginocchio gonfio come un cocomero (o “water melon” come lo chiamano da queste parti) e le gambe talmente dure che a fatica riesco a salire sul letto a castello. Me tapino! Beh, un po’ questi acciacchi me li sono cercati anche perchè il giorno prima avevo fatto il turista e always on foot sono andato a vedere alcune delle icone di Sydney ovvero l’Opera House, l’Harbor Bridge e il Botanic Garden. Anche in questo caso mi sono fatto imbrogliare dalle distanze abissali di questa terra. Per percorre tutto il ponte ed avere così una visione prospettica dell’Opera House mi ci sono voluti una ventina di minuti per traversata ma il colpo di grazia me l’ha dato il Parco: è immenso, non finisce mai!! ..e non finisci mai di camminare per via degli infiniti scorci  che uno dietro l’altro si susseguono e ti ritrovi sempre con la bocca aperta ad ammirare le innumerevoli bellezze della natura. Qui, come nel resto di questa lontana terra, la Natura la fa da padrone. A ben pensarci non si trova grande Storia per le vie della città, non esistono bellezze artistiche come si possono trovare nel nostro Bel Paese ma al contrario qui l’arte è ben rappresentata dalla natura. I colori gli odori e i suoni che si incontrano passeggiando per questo giardino sono un’esperienza da provare, ti rimettono in sintonia, ti fanno capire quali sono le tue origini. È tutta una pace.

L’ostello

Partiamo della cucina: è un campo di battaglia, piatti ovunque, bicchieri in ogni dove, avanzi del pranzo per terra ed il lavello pieno di stoviglie, ovviamente tutto rigorosamente sporco. E la cosa che mi ha colpito di più è che non mi sembrava una cosa fuori dal comune ma era quasi una situazione normale e per questo devo ringraziare i compagni di casa universitaria che, senza esagerare sullo sporco, i piatti non li lavavano mai. Non mi è così difficile la convivenza qui in ostello insieme a ragazzi provenienti da mezza europa. Tutto sommato abbiamo parecchio in comune, siamo tutti in vacanza in questa città, ci piace divertirci, giocare a poker, uscire insieme la sera.. e poi è divertente vedere quali sono le abitudini alimentari di chi ti sta vicino. Partendo dal presupposto che secondo me noi italiani ci dobbiamo ritenere fortunati per quanto riguarda la nostra tradizione culinaria, se ne vedono di tutti i colori fuori dalla nostra amata penisola, dalla pasta al pomodoro, dove quest’ultimo è semplice ketchup, ad insalate miste che più miste non si può. Sfido che poi tutti invidiano la cucina italiana!!
Bagni e camere sono al limite della decenza e poi nella camera c’è un continuo andirivieni di persone per cui la confusione non è mai troppa.
Tutto sommato non male la vita qui in ostello.

Sydney day one

Mi sveglio ripetutamente tutta la notte. Sarà un ragazzo che russa come una tromba, sarà il caldo, sarà la voglia che ho di uscire a vedere questa nuova città… fatto sta che finalmente spunta il sole e mi decido ad alzarmi e farmi una doccia. Primo dubbio: “come ci veste a metà novembre?”. Guardo fuori dalla finestra e senza esitazioni, mentre ripongo nel più profondo dello zaino maglione e felpe, mi domando chi me l’ha fatto a fare a portare quel genere di vestiario. Qui bastano pantoloncini e maglietta. Scendo in portineria e il tizio dietro al bancone inizia a spararmi frasi a raffica ed anche in questo caso annuisco come un deficiente a tutto. Avrà forse voluto dirmi alcune cose o regole riguardanti l’ostello? Chi lo sa. Finalmente esco e il sole inizia subito a farla da padrone, batte come un forsennato. Ed ecco che sorge il secondo dubbio: “E mo’?”. Decido di togliermi subito gli impegni burocratrici e così faccio spuntare fuori dal telefono un indirizzo dove so lavora una ragazza italiana e che mi può aiutare nel mio intento. Dopo una ricerca alquanto disperata riesco a recuperare una mappa della città e finalmente mi incammino con una meta. Arrivato a destinazione suono al campanello e col mio inglese ormai collaudato chiedo se lì lavora la tipa. Senza darmi risposta mi aprono e salgono. Come entro una ragazza, che scopro più tardi non essere quella che cercavo, mi squadra e mi fa: “italiano?”; allora, non vesto nulla di patriotico, non ho aperto bocca, mi sembro essere uno qualsiasi e questa mi legge in fronte che sono italiano!
Più tardi mi accorgo che quel posto è un vero e proprio covo di italiani, che vanno e che vengono, e subito riesco a trovare info per un lavoro. Non male dopotutto, visto che ho optato di iniziare con un corso di inglese e così forse riesco a pagarmelo senza intaccare troppo le mie finanze.
Torno contento all’ostello e faccio conoscenza con una decina di italiani, tra qui una ragazza che aiuta nella gestione dell’ostello, e mi accorgo che anche se ti trovi dall’altra parte del mondo, spaesato come sei nei primi giorni, è come sentirsi a casa.