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È tempo di (re)migrare

Dopo un’estate praticamente “on the water” eccomi di nuovo faccia a faccia con la realtà: come impiego il mio tempo ora che non ho un lavoro? La risposta è per me semplicissima, parto, ma per dove? per cosa fare? Queste sono due domande che tendenzialmente mi accompagnano da una vita anche per il semplice fatto che vivendo giorno per giorno non ho mai avuto grandi progetti a lungo termine. Che sia forse arrivata l’ora x e di mettere la testa sulle spalle? Può darsi. Nonostante abbia trascorso poco tempo a casa dei miei e con i miei amici, mi trovo davanti a due problemi fastidiosi quanto una spina di fichi d’india:

  1. la routine e la prevedibilità sono due canaglie, poiché per me, ma si può allargare il pensiero a tutte le persone in generale, è facile abituarsi a qualunque casa se si lascia il tempo necessario per dimenticare la nostra vera essenza.
  2. quando si sta per allontanarsi dal proprio porto familiare per avventurarsi nell’incognito è come se all’improvviso venisse a mancare il terreno sotto i piedi. In altri termini si chiama paura, un’emozione insita nei nostri geni, altro non è un benda sui nostri occhi.

Per il solo fatto che sto per prendere un aereo il mio cervello ha cominciato a macinare idee su idee. Bang!
La mia più grande paura è rimorso, il rimpianto di non averci provato. Bang bang!

Alle mie spalle c’è uno zaino vuoto e una serie di vestiti sul letto ed una decisione presa. Tra poche ore ho un aereo che mi aspetta. Direzione est e spazio alla fantasia.

Altri e nuovi consigli IELTS

Propongo questo articolo, tratto da un commento ricevuto perchè lo trovo particolarmente importante, per tutti quelli che si stanno preparando all’esame. L’esperienza di Luca come testimonianza che certi risultati si possono raggiungere. Basta volerlo, sul serio.

Quindi basta versare lacrime sui libri o farvi prendere dal panico, relax, e leggiamo quanto Luca (thanks for sharing!!) ha da consigliarci.

Ho appena letto questa guida (prima e seconda parte), e devo dire che è fatta veramente molto bene. Complimenti a chi l’ha scritta. Mi ha fatto sorridere più volte perché molti dei suggerimenti li ho applicati durante l’esame senza rendermene conto, ma se qualcuno me li avesse detti prima probabilmente sarebbe stato più semplice!!

Come dicevo, anche io ho dato l’esame. Non avevo mai studiato inglese seriamente in vita mia: l’unica competenza concreta era dall’uso di internet e dall’ascolto di musica o film in lingua originale. Poi ho fatto un corso di quattro settimane qui in UK con docenti IELTS. Fine. Mi sono però trasferito in inghilterra da ottobre scorso, lavorando, e ho un certa predisposizione per le lingue fin da bambino.

Ho sostenuto l’esame la prima volta il 27 aprile. Il risultato è stato piuttosto curioso:

* Listening 8
* Reading 7.5
* Writing 6.5
* Speaking 6 (?!!!)

Totale 7. Media rovinata e accesso a varie università bruciato da quel 6. Anche quel 6.5 non mi piaceva per nulla, perché nelle prove con docenti IELTS ero andato molto meglio (dal 7.5 all’8.5). E’ stato uno shock per varie ragioni. Primo: lo speaking era il mio punto di forza. :-D La mia pronuncia è ottima, e la discussione è stata frizzante. Tuttavia ho commesso un errore: sono timido, e – come molte persone che sono un po’ in imbarazzo – durante la sessione ho reagito al contesto scherzando un po’ e sorridendo. Questo non è chiaramente piaciuto alla docente, che in più di un’occasione ha evidentemente preso quella che per me era una innocente battuta di imbarazzo per una incomprensione linguistica (me ne sono reso conto solo dopo: ora ripensandoci mi pare quasi ovvio)!

Di conseguenza mi sono SUBITO reiscritto per fare l’esame il più presto possibile. E l’ho sostenuto il 15 giugno, ricevendo i risultati due giorni fa.

* Listening 7.5
* Reading 7.0
* Writing 7.5
* Speaking 7.5

Voto finale 7.5. Devo dire: una fluttuazione del genere è curiosa: a distanza di un mese e senza studiare null’altro sarei peggiorato nel listening e nel reading e migliorato in modo piuttosto sensibile nel writing e nello speaking? Questo non è chiaramente vero né possibile. Da questi risultati sono giunto alla conclusione che il test – per quanto autorevole e ben fatto – non sia certo perfetto. Una parte che quantificherei nel 25/30% è dettata dalla fortuna (se ci si trova di fronte ad argomenti familiari), un altro 30% dalla preparazione alla struttura del test stesso, mentre la conoscenza effettiva della lingua vale forse un 40/45%, non di più. Credo però di aver capito alcune delle ragioni di questa fluttuazione, e di poter quindi dare qualche suggerimento per chi farà l’esame.

 

Listening IELTSListening 

E’ a mio giudizio la parte più semplice. I suggerimenti dati in questa guida sono perfetti. Ogni secondo a disposizione utilizzatelo per leggere il testo e prevedere le risposte che arriveranno in ordine (potete anche segnare sotto a matita una “probabile” risposta tipo: “aggettivo” – “orario” – “nome” – “tipo di frutto”: aiuta). Come viene giustamente detto in questa guida, la rilettura delle domande può essere fatta nei 10 minuti finali.

Vi accorgete che l’audio sta parlando dell’argomento successivo?? Amen. Niente panico! Cercate di riafferrare il filo della discussione e saltate a quella successiva. Ricordate che potete ancora prendere un 8.5 / 9, mentre se andate in panico rischiate un 5.

Questo approccio è quello che mi ha fatto prendere l’8 (poi sceso a 7.5 nel secondo test: per quella percentuale di foruna/sfortuna di cui parlavo). Se si mantiene una buona concentrazione e si ha un po’ di buona sorte a mio parere un 8 o anche un 9 non sono troppo complessi da ottenere. Ripeto: ci vuole anche fortuna, un argomento familiare o un audio più chiaro vi può far aumentare il voto anche di un punto, un punto e mezzo (per questo nel secondo esame ho perso poi quel mezzo punticino).

Fate anche molta attenzione a quello che scrivete, stando concentrati a volte scappano dei refusi inaspettati (la risposta sarebbe giusta ma si finisce per scriverla scorretta)!

 

ReadingReading 

Sarebbe semplice ma per certi versi è una delle parti più complicate. Il problema principale è il tempo, non la complessità intrinseca. Come ben suggerito nella guida, anche io credo che la cosa migliore sia leggere velocemente il testo per capire i significati generali, mai fermarsi a capire tutto. “To skim”, come dicono gli inglesi: dare una letta veloce, capire i concetti è ciò che conta. Personalmente ho trovato piuttosto utile leggere prima una buona parte di domande e poi il testo, ma vari docenti lo sconsigliano. E’ uno dei test nei quali la soluzione personale è la migliore. Praticate molto anche per conto vostro rispettando i tempi.

Cercate comunque di ricordare bene in quale parte del testo si parla – a grandi linee – di un certo argomento (scrivere un riassunto di due parole accanto ad ogni paragrafo può aiutare molto). Sarà più facile tornare in caso di dubbi.

Tutto il resto è velocità e concentrazione. Il tempo corre in modo davvero fastidioso e – a mio giudizio – è una penalizzazione ingiustificata. Quel 7.5 (ridottosi nel secondo tentativo a un misero 7), me lo tengo e va bene. Poteva forse andare meglio, ma il tempo è davvero poco e in questo caso mi accontento.

 

WritingWriting 

Veniamo alle parti che implicano una più forte interazione personale. La guida qui pubblicata, ancora una volta, è ottima. L’unico suggerimento che potrei aggiungere è quello di avere in testa sempre una struttura anche “visuale” divisa in tre triangoli/paragrafi. 1) Introduzione che è una parafrasi della domanda. 2) Idea principale 3) Idea secondaria 4) conclusione. Una struttura del genere può essere rispettata quasi sempre (la conclusione si può omettere se il testo è ben scritto). Concentrazione sul secondo task che è più importante. Cercate di usare i tempi suggeriti per scrivere ciascun testo: sono quelli giusti.

Poi: parafrasare (es: “Not only can X do Y, but he can also do K”). Utilizzare discourse markers e locuzioni come “by the same token”, “at the same time”, “it is also important to consider” ecc. Varietà di linguaggio, vocabolario e buona connessione. Niente abbreviazioni o forme gergali.

Con questa mentalità durante varie prove di test con docenti IELTS ho preso più di un 8.5. Sfortunatamente la tensione dell’esame e la stanchezza non aiutano (è la terza prova consecutiva e non c’è break; non so se è così in tutti i centri d’esame). Di quel 7.5 finale mi accontento. Portatevi una bottiglietta d’acqua: è consentito. E serve. Anche solo per “staccare”.

 

Speaking Speaking 

Molti hanno il terrore dello speaking. Personalmente credo sia una sezione piuttosto semplice nella quale però sfortunatamente influisce in modo piuttosto importante il carattere personale e il rapporto con l’esaminatore. Anche in questo caso, sarà banale, ma la soluzione migliore è la preparazione a ciò che ci si troverà davanti. L’esame ha una struttura ben stabilita. Imparatela per non trovarvi mai sorpresi. La prima parte è la più semplice: domande personali, opinioni basilari. Poi si aumenta di complessità e generalizzazione.

Viene quindi presentato un argomento descritto da un foglietto. USATELO PER PRENDERE NOTA. Aiuta moltissimo. Con l’occhio seguite la traccia che vi siete scritti per rispondere nei 2 minuti dati a disposizione. Non osate ovviamente dire cose tipo “che avevo scritto?” oppure ripetere i punti richiesti a voce alta. :) Usate il foglietto come rassicurazione e linea guida se vi sentiti persi nella discussione. Il resto andrà da sé senza problemi.

Infine, alcuni importanti suggerimenti sul comportamento: mantenetevi seri, un sorriso ogni tanto ci sta bene, ma mantenete il controllo mostrandovi sicuri di voi stessi anche se non lo siete. Un vestito curato (ma non troppo elegante), non guasta. Parlate. Fate in modo di non essere interrotti dalle domande del docente. Parlate. Senza andare mai fuori tema, ovviamente. Non conoscete un argomento? Ammettetelo candidamente e date un opinione generale ben corroborata da opinioni. Correggetevi con sicurezza nel caso notiate un vostro errore (capita pure in italiano di farne, e vi correggereste senza batter ciglio! :) ).

Anche in questo caso i voti alti non credo siano difficili. Tuttavia l’aspetto umano e la tensione giocano un ruolo importante. Calma, sicurezza. Al massimo ridate l’esame su!! :) ))

Bene, ho scritto tantissimo alla fine!! :) Auguro un in bocca al lupo a tutti! E non abbiate sfiducia: con un po’ di preparazione e concentrazione un 8/8.5 non è difficile davvero. Lo dico pur avendo preso solo un 7.5 (e un singolo 8, vabbè…)! Concentrazione e preparazione sulla struttura del test. Un pochino di fortuna. E il gioco è fatto! :)

Clelia, la perspicace architetta

Quest’oggi ho il piacere e anche l’onore di presentarvi Clelia, una persona che purtroppo non conosco personalmente ma da quel poco che ho potuto percepire è una figura di inesauribile energia, fonte di motivazione e ammirevole stima.  E come se non bastasse è una grande sognatrice e soprattutto viaggiatrice, nonché la mente che ha, permettetemi la battuta, “architettato” una fantastica iniziativa. Ma lascio a lei l’onore di parlarne. Grande Clelia!!

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.
33 anni, italiana, nata e cresciuta nella provincia di Treviso. Figlia d’arte, mi sono laureata in Architettura allo IUAV di Venezia sette anni fa, e da allora vivo a Sydney, in Australia.

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?
Ho sempre avuto una passione innata ed insaziabile per i viaggi, per esplorare nuove città, continenti e culture. Ho sempre saputo che la mia curiosità non mi avrebbe permesso di restare per sempre in Italia, e credo fermamente che viaggiare ed entrare in contatto con culture diverse dalla nostra, impararne la lingua ed assorbirne le tradizioni, ci renda persone migliori e più complete. Se poi applichiamo questi concetti al campo dell’architettura e al mio lavoro, la soluzione diventa quasi inevitabile!

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?
So che può sembrare un po’ naive, ma sono cresciuta guardando Bianca e Bernie nella Terra dei Canguri e Georgie, quindi fin da bambina ho sempre visto l’Australia come un continente lontano e misterioso che un giorno mi sarebbe piaciuto esplorare. Il desiderio di migliorare il mio inglese per scopi lavorativi mi ha poi portata a scegliere Sydney come meta del mio viaggio post-laurea.
Non appena ho potuto sono saltata su un aereo, con le tasche mezze vuote, tanti sogni, speranze, e un Working Holiday Visa…non mi sembrava vero!
All’epoca l’Australia non era una meta molto comune….tante persone mi hanno chiesto “perché?” . Che dire. Non avevo un vero e proprio piano di attacco, ma alle volte seguire i propri sogni è tutto quello che serve. La mia riposta è sempre stata “perché no?“.

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?
Dopo solo poche settimane trascorse a Sydney era già amore! I risparmi sono finiti presto, ed ho dovuto fare di necessità virtù: mi son rimboccata le maniche ed ho iniziato a servire caffè di giorno e mandare centinaia di curriculum la notte…. era l’inizio del 2007, mi sono data 3 mesi per trovare il “dream job“, altrimenti si tornava a casa.

Affrontare colloqui di lavoro con un inglese stento e nessuna conoscenza delle metodologie costruttive locali non è stato facile, senza considerare il fatto che il Working Holiday Visa non era comunque ben visto dai datori di lavoro nemmeno all’epoca… Ma sbagliando s’impara, e dopo una decina di fallimenti brutali ho imparato a trasformare le mie debolezze in punti di forza, e Io speriamo che me la cavo alla fine ha portato i suoi frutti! Avevo un lavoro!

5) Hai nuove idee per il futuro?
Certamente! L’Australia è la ‘terra delle opportunità’ e sarebbe sciocco non approfittarne. Dopo aver lavorato per sei anni in uno studio di architettura ed interni locale ed aver finalmente ottenuto la cittadinanza Australiana, ho recentemente avviato una collaborazione personale con uno studio di architettura italiano che permetta ad entrambi di beneficiare delle risorse che i due paesi hanno da offrire e di sviluppare progetti in parallelo.

Inoltre, mi sto occupando del progetto AIA_Italia in collaborazione con un altro architetto italiano di Sydney. Architecture in Australia_Italia (aia-italia.com) è una piattaforma online dove gli architetti, studenti di architettura e designer italiani possono trovare informazioni, contatti e consigli su quello che è il mondo dell’architettura e la professione di architetto in Australia. E’ un progetto che sta crescendo rapidamente anche per merito dei nostri social media (Facebook facebook.com/architectureinaustralia e Twitter twitter.com/aia_italia ) e che vuole fornire un punto di riferimento e di scambio di idee ed esperienze per tutti coloro che stanno pianificando il proprio futuro Downunder.

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?
Probabilmente no. Amo l’Italia e la nostalgia e lontananza sono due realtà con cui devo convivere ogni giorno. Ma nonostante tutto lo vedrei come un passo indietro. Credo di avere ancora molto da imparare, e molto da viaggiare. Vedo l’Italia come una famiglia che sarà sempre pronta ad accogliermi quando il resto del mondo avrà finito di darmi tutto quello che ha ancora da dare.

7) Cosa non ti piace dell’Oz?
La lontananza e la mancanza di un passato. Sono i suoi punti deboli, ma allo stesso tempo le sue forze.

8) E cosa ti manca di più di casa?
La famiglia, senza ombra di dubbio. Le tradizioni. E ‘l’eccezione alla regola‘, che rende tutto un po’ più speciale!

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?
Non perdersi mai d’animo e non sottovalutare le difficoltà di inserimento. Partire preparati, con entusiasmo e determinazione. So che sembrerà un po’ scontato, ma ho visto tante persone arrivare e ripartire… o restare. E quello che fa la differenza tra un’esperienza positiva, che sia di un anno o di una vita, e un fallimento, è la forza di volontà e la capacità di adattamento. Never give up!

Where’s Up? – l’app che ti mancava!

Oggi desidero dar spazio al mio amico Andrea, fondatore di una simpatica app per dispositivi mobili sia iOS che Android.

Ma di cosa stiamo parlando, vi chiederete… lasciamoglielo spiegare direttamente da Andrea 😉

Non sapete cosa fare il fine settimana? Cercate un appuntamento particolare per qualche serata? Siete stanchi dei continui inviti agli eventi e delle notifiche su Facebook? Con Where’s Up tutti gli eventi, ora, sono a portata di mano!

Where’s Up è il nuovo social network interamente dedicato agli eventi, che permette di trovare migliaia di aperitivi, concerti, spettacoli, sagre, eventi culturali, enogastronomici, serate nei club e molto altro, e di crearne di nuovi gratuitamente. Ma non è finita qui: il progetto, presente in tutta Italia, presto comprenderà promozioni esclusive legate agli eventi, alle quali gli utenti potranno accedere guadagnando punti social!

Attualmente l’applicazione di Where’s Up, presente nel Google play e in AppStore, offre queste funzionalità:

– visualizzazione degli eventi su mappa e su lista

– ricerca degli eventi per luogo, data e categoria/parola chiave

– creazione degli eventi con tag personalizzati in base al tipo di categoria

– condivisione degli eventi sui social network

– importazione degli eventi da Facebook

– salvataggio degli eventi preferiti

Le nuove features, che presto andranno a completare il servizio:

– creazione di eventi promozionali

– raccolta punti social, utili per accedere alle promozioni

Potete scaricare Where’s Up gratuitamente da: https://play.google.com/store/apps/details?id=org.wheresup.main

o https://itunes.apple.com/it/app/wheres-up/id562221633?mt=8

 

 

https://wheresup.com

E non dite poi che non sapete cosa fare! “Where’s Up?” è la soluzione!!

Max il meccanico

Massimiliano l’ho intercettato per caso proprio qui nel blog. Ho letto un suo commento in risposta di un altro utente e dalle sue parole ho capito subito che era qualcuno che le cose le sapeva. E non sbagliavo. Difatti si trovava in attesa della risposta finale per la sponsorizzazione… che è finalmente arrivata! Complimenti Max!!

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.
Mi chiamo Massimiliano, vengo dallaprovincia di Asti, dove svolgevo l’attività in proprio come tecnico e rivenditore di attrezzature per l’arte bianca. Prima di svolgere questa attività ho fatto il meccanico per la preparazione di mcchine da corsa ed ho seguito il campinato mondiale Rally, che mi ha permesso di girare il mondo.

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?
Il totale congelamento del lavoro in Italia a causa della stretta finanziaria, il tentavito di continuare la mia professione altrove visto che mi ha sempre dato soddisfazione.

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?
Ero stato piu’ volte in Nuova Zelanda e mi ero innamorato del posto e della gente. Nel 1997 mi ero informato per trasferirmi ma non ebbi il coraggio anche perchè le cose funzionavano nel mio lavoro.

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?
Innanzi tutto spendendo ore ed ore di notte di giorno sulle yellow pages e su google alla ricerca delle aziende Oz che svolgono la mia stessa attività. Poi l’invio del CV in Inglese sapienetemente preparato dalla mia compagna, avvocato in contrattualistica internazionale. Dopo aver ricevuto le risposte abbiamo organizzato un incontro con tutti I manager (5) delle aziende e poi l’ardua decisione di partire.

5) Hai nuove idee per il futuro?
Si. Mi piacerebbe provare un iniziativa come cuoco a domicilio su ordinazione!! Un sogno nel cassette, abbinare la mia passione per la cucina ed il vino italiano, alla voglia di sapori italiani da parte degli australiani.

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?
Risposta estremamente difficile. Ho solo un motivo che mi porterebbe in Italia e sono i miei figli. La qualità della vita qui è troppo diversa e migliore per poterci rinunciare. Ovvio non e’ semplice cambiare posti ed abitudini dopo 40 anni, e l’Italia è sempre l’Italia con la sua storia, la sua architettura, la sua cultura, il suo cibo e mille altre cose…. Diciamo che il sogno sarebbe avere i miei figli qui con me, anzi con noi, e poi tornare una volta all’anno in Italia a visitare i parenti ed amici come turisti! Inoltre ho fatto questo lavoro di oggi qui in Oz, per 19 anni in Italia e sinceramente le differenze sono tante sotto molti punti di vista e trovo il sistema Australia più convincente di quello italiano.

7) Cosa non ti piace dell’Oz?
Un po’ troppo bacchettoni al volante… appena sbagli qualcosa si arrabbiano!! Ma e’ anche giusto. Non hanno una “cucina loro”.. non esiste il ristorante Australiano. Il costo del biglietto aereo per l’Italia…

8) E cosa ti manca di più di casa?
I miei figli!! Come l’aria!! I miei amici e i miei genitori. Mi manca quello che forse prima non apprezzavo: la bellezza di una citta’ come Torino, come Siena, come Roma… si forse la storia che si legge in ogni palazzo storico delle nostre città sia grandi che piccolo… questo è la mancanza piu grande di questo paese e putroppo, per la quale non si può fare niente.

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?
Consigli… se ci credi ci devi provare. Ma non alla rinfusa. Programmando ogni singolo passo. Un buon inglese non sufficiente ma buono almeno. Una professione in mano e possibilmente particolare (fabbro, falegname Idraulico….) qui di lauereati ce ne sono tantissimi e tutti alla ricerca del riconoscimento del loro titolo giustamente, ma di mani buone qui ne hanno bisogno!! Non partire con pochi sold per non andare sotto stress subito ma sopratutto avere tanta determinazione perchè i momenti di sconforto e solitudine arrivano eccome.. e se non sei più che convinto e determinato… l’aereoporto e’ dietro l’angolo..

Pier il chimico

Pier l’ho intercettato quasi per caso grazie ad un suo intervento in uno dei miei post, dimostrando fin da subito una certa competenza nel campo dello sponsorship visa. Incuriosito (uno dei pochi che nel mio sito non domanda ma risponde! 🙂 ) scambio un paio di email e scopro cose interessanti sul suo conto. Premetto che potreste aver già letto qualcosa a suo riguardo in altri blog (Pier è una celebrità!) ma bando alle ciance è tempo di leggere la sua avventura.

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.

Mi chiamo Pier, 46 anni compiuti e da quasi 6 anni vivo in Australia. Sono laureato in Chimica ed in Italia mi occupavo di analisi chimiche con la posizione di Lab Manager in una piccola Societa’ Ambientale.

 

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?

Nessuna fuga o ricerca di un qualcosa che non trovavo in Italia. Non ero alla ricerca di nessun futuro all’estero, anzi il mio obbiettivo era di lavorare il più possibile vicino a casa. Mi sono ritrovato a vivere all’estero per caso, senza averlo programmato.

 

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?

Ho un amico d’Università mezzo canguro, il quale aveva vissuto fino a 18 anni in Australia e da 10 anni era ritornato a vivere in down under. Sei anni or sono ero andato a trovarlo, per farmi 3 mesi di vacanza in Australia e tentare anche di migliorare il mio scarso inglese.

 

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?

Sarebbe piu’ corretto dire che l’occupazione aveva trovato me. Era successo che durante la vacanza in Australia, nella società dove lavorava il mio amico si era liberata una posizione per la mia professione, e lui mi chiese se ero interessato a ricoprirla. Dopo alcuni colloqui informali e alcune dimostrazioni delle mie skills su dei loro problemi tecnici, la società del mio amico (nonostante il mio pessimo inglese) decide di offrirmi la sponsorizzazione per il visto 457. Sul momento ero in dubbio di accettare l’offerta, poi per un serie di eventi accaduti durante la fine della mia breve permanenza in Australia, decido di formalizzare la volontà di accettare la proposta di lavoro. Finito il visto turistico ritorno in Italia per preparare i documenti necessari e dopo 4 mesi sono di nuovo in viaggio per l’Australia. Inizio l’iter per il visto e dopo alcuni mesi viene approvato (per mia fortuna non mi avevano richiesto il test d’inglese). Sul momento pensavo di farmi un paio di anni in Australia, giusto per migliorare l’inglese e  per accumulare un’esperienza lavorativa all’estero. Ero sempre comunque dell’idea di ritornare in Italia. Intanto era iniziata la crisi economica e vedendo l’aria che tirava, specie in Italia, chiesi alla mia società di poter applicare per il visto permanente sotto sponsorizzazione (giusto per non chiudermi la porta all’Australia). Riesco ad ottenere anche il visto permanente e dopo un’anno da residente permanente (e 3 da temporaneo) applico per la domanda per la cittadinanza Australiana (in modo da non avere più nessun vincolo con la mia società e con i visti). Il 6 Novembre del 2012, dopo la cerimonia di giuramento, sono divento “australiano” sulla carta.

 

5) Hai nuove idee per il futuro?

Per ora non ho dei veri progetti in ballo, solo alcune idee per la testa, che eventualmente, entro il prossimo anno, iniziero’ a concretizzare.

 

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?

3 anni fa la mia precedente azienda aveva chiesto se ero disposto a ritornare indietro. Per vari motivi alla fine non se n’era fatto nulla. Ora che ho il passaporto Australiano, potrei anche accettare una nuova occupazione in Italia, ma conoscendo il mercato del lavoro nel Bel Paese non credo si possa realizzare. Non mi dispiacerebbe provare in qualche nazione Europea, come Germania, Francia o UK.

 

7) Cosa non ti piace dell’Oz?

Essendo arrivato tardi in Oz, faccio ancora fatica ad adattarmi al loro stile di vita, ma sono piccole cose di poco conto e molto soggettive. Nel complesso e’ una buon paese, con non troppa burocrazia ed un sistema amministrativo snello ed efficiente. Di negativo sono i prezzi delle case, specie a Sydney, troppo alti rispetto al mio reddito.

 

8) E cosa ti manca di più di casa?

Mancano le serate con i miei amici di sempre, la cucina della mamma (qualche volta) ed alcuni paesaggi dei luoghi nativi, ma quando annualmente ritorno a casa non mi accorgo del tempo trascorso fuori dall’Italia.

 

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?

Consiglio di arrivare il prima possibile (possibilmente entro i 30 anni), con un progetto in testa e delle buone skills da poter spendere in Australia. Ovviamente è più che importante sapere o imparare bene il prima possibile l’inglese.

Alla fine una storia leggermente diversa da altre.

Alcuni parenti ed amici trovano strano il mio non particolare entusiasmo nel raccontare la mia vita in Oz, in quanto dicono che leggendo i giornali , sono in molti quelli che farebbero carte false pur di poter venir a vivere qui, ed io senza volerlo mi sono ritrovato dall’altra parte del mondo. Spesso mi chiedo se ho fatto la cosa giusta o un’altra delle mie caz….

Marco l’imprenditore

Non bisogna per forza essere dei ragazzini per riuscire a trovare un lavoro in Australia e Marco ne è un bellissimo esempio: a quarant’anni ha deciso di lasciare l’Italia portandosi dietro la famiglia. Anche in questo caso le motivazioni e la determinazione hanno portato Marco a riscoprirsi imprenditore e a trovare il tempo di fare del sano surf 🙂 È anche autore del sito web trasferirsiaustralia.com.

1) Raccontaci brevemente di te. Chi sei e qual è il tuo background.

Ho lavorato nel settore IT dal 1985, inizialmente importando componenti ed assemblando PC compatibili per poi passare alla gestione di network ed allo sviluppo software per web ed ecommerce ed alla consulenza su sicurezza di network e intranet.

 

2) Cosa ti ha spinto a cercare il tuo futuro fuori dall’Italia?

Chi legge il tuo blog avrà già probabilmente preso questa decisione 🙂 Personalmente è stata la necessità di trovare un paese con più opportunità per mia figlia, che all’epoca della decisione aveva 5 anni. Da parte mia comunque ne avevo le scatole piene dell’Italia, dell’inefficienza, del menefreghismo, del “furbismo” ed in generale dell’italico sistema per cui le regole valgono solo per gli altri.

 

3) Perché l’Australia? Già la conoscevi o è sempre stato un tuo pallino?

Perchè a quarant’anni imparare un’altra lingua sarebbe stato difficile (l’inglese un po’ lo masticavo, soprattutto letto e scritto per via del background informatico), perchè l’economia è forte, il costo della vita basso, il clima buono, la sanità pubblica eccellente così come le scuole. Le alternative potevano essere il Canada (ma il clima fa schifo…) o la California, ma in questo caso senza un pacco di quattrini per vivere in una delle comunità “buone”, la sicurezza avrebbe lasciato molto a desiderare, per non parlare di scuola pubblica e sanità. E’ stata una scelta razionale, insomma, calcolata.

 

4) Quali sono stati i tuoi passi per trovare l’occupazione che cercavi?

Nessuno. Mi sono inventato una nuova occupazione, aprire una piccola attività imprenditoriale qui è facile e ci sono ottime possibilità di sviluppo. Io mi sono messo ad importare caffè e cioccolato artigianale, che vendiamo anche all’ingrosso ad altri caffè, e faccio il pasticciere in estate nel mio locale in un paesino turistico. Cambiare fa bene allo spirito, porta nuove sfide e fa ringiovanire.

 

5) Hai nuove idee per il futuro?

Sempre! 🙂 Una è di smettere di lavorare e concentrarmi sul surf… Battute a parte, adesso stiamo cercando di far partire una piccola catena di negozi in franchising, stiamo lavorando ad un progetto sulla Gold Coast e ci concentreremo sull’ingrosso qui in Victoria.

 

6) Se ti venisse proposto l’attuale lavoro che stai svolgendo in Italia, lo accetteresti? E perché?

Vista da qui la domanda è quasi una battuta umoristica: pago oltre $20 l’ora per un cameriere nel mio caffè (16 Euro circa al cambio attuale), in Italia conosco diversi piccoli imprenditori che non guadagnano queste cifre. Detto questo, non sono interessato neppure a tornare in Italia come turista, figuriamoci per lavorare ed infilarmi di nuovo in quel sistema.

 

7) Cosa non ti piace dell’Oz?

L’omogeneità culturale. Per visitare un posto diverso devi volare almeno 7 ore. In Europa guidi due ore e trovi un dialetto o una lingua diversa, cultura diversa, cibo diverso. Ed ovviamente la storia, B)

 

8) E cosa ti manca di più di casa?

Una buona salsiccia fresca, i salumi (a parte pochissime eccezioni) non si possono importare, e la qualità media qui è bassa.

 

9) Hai dei consigli da dare a chi come te sta cercando nuovi orizzonti in Downunder?

Di darsi una mossa, i criteri necessari per i visti cambiano ogni anno e diventano sempre più difficili da soddisfare.